Amnistia e sostegno a Sanchez, c'è il patto tra socialisti e catalani: rischio nuove tensioni

Trovato l'accordo tra socialisti spagnoli e indipendentisti catalani per l'investitura di Pedro Sanchez. In cambio una legge di amnistia per i dirigenti che promossero il referendum del 2017

Amnistia e sostegno a Sanchez, c'è il patto tra socialisti e catalani: rischio nuove tensioni
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Il Partito socialista spagnolo e il movimento Junts per Catalunya (Insieme per la Catalogna) hanno raggiunto un accordo per l'investitura alla presidenza del governo di Pedro Sanchez, dopo una lunga trattativa su una legge di amnistia per i dirigenti indipendentisti. Lo confermano fonti coinvolte nei negoziati citate da El Pais.

Un ristretto gruppo di dirigenti catalani sta viaggiando verso Bruxelles per partecipare alla formalizzazione dell'accordo, raggiunto intorno all'alba. L'intesa dovrebbe essere ufficializzata nelle prossime ore con una foto che prevede Jordi Turull, segretario generale di Junts, e Santos Cerdan, segretario organizzativo dei socialisti. Difficilmente l'investitura di Sanchez arriverà questa settimana, ma potrebbe avvenire già la prossima, lunedì o martedì, a quasi quattro mesi di distanza dalle elezioni dello scorso luglio.

L'accordo con gli indipendentisti

Inizialmente i socialisti puntavano a un accordo lampo da chiudere a metà ottobre, ma i negoziati si sono complicati. Il partito indipendentista catalano fa sapere che già oggi potrebbero annunciare l'intesa. I socialisti sono invece più cauti: dopo diversi ritardi inaspettati, confermano di essere molto vicini all'accordo e si dicono fiduciosi di poter chiudere, seppur restando prudenti. Dentro il partito non mancano i dubbi, specie per la decisione di concedere l'amnistia ai dirigenti e militanti secessionisti che promossero il referendum sull'indipendenza della Catalogna nel 2017.

L'ex presidente spagnolo Felipe Gonzalez ha apertamente criticato l'amnistia, sostenendo che "non vale la pena" approvare questa misura per "sette voti". In un video pubblicato dalla sua fondazione, l'ex leader socialista ha rimproverato Sanchez per il suo cambio di posizione e auspicato una ripetizione delle elezioni "per vincere" e governare senza il sostegno di Junts. Ha inoltre definito "un latitante" Carles Puigdemont, il presidente catalano destituito dopo il referendum.

Negli ultimi giorni, si sono registrate numerose proteste di piazza contro l'amnistia, spesso degenerate in episodi di violenza. Una situazione che ha convinto le due parti negoziali a rafforzare l'intesa a Bruxelles - dove Puigdemont è riparato per sfuggire alla giustizia spagnola - prima di raggiungere Madrid.

I numeri del governo Sanchez

Oltre che con i catalani, i socialisti hanno già chiuso un accordo di coalizione con la piattaforma di sinistra Sumar e altre sigle minori, per un totale di 179 voti che, salvo sorprese, permetteranno a Sanchez di superare la maggioranza assoluta alla prima votazione. La legge elettorale prevede comunque che, nel caso in cui il primo tentativo fallisse, si terrà una seconda votazione entro 48 ore, quando al presidente uscente basterà solo la maggioranza semplice.

L'investitura ormai quasi certa di Sanchez arriva dopo il fallimento del Popolare Alberto Nùnez Feijòo, che era stato incaricato dal re di formare un governo in quanto leader del partito più votato

alle elezioni di luglio, ma che non era riuscito a trovare i numeri sufficienti per ottenere la fiducia. Feijòo era sostenuto da Vox, dalla Coalizione delle Canarie e dai regionalisti della Navarra dell'UPN.

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