Altro che innocuo centro sociale: nuovi arresti per Askatasuna

I fermi per il commissariato distrutto. Ma la città fa ancora accordi con loro

Altro che innocuo centro sociale: nuovi arresti per Askatasuna
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Neanche 48 ore dopo i festeggiamenti per la sentenza del maxi processo contro 26 membri di Askatasuna, che ha visto infliggere dai giudici di Torino 18 condanne, ma cadere l'accusa più grave, l'associazione per delinquere, altri otto esponenti del centro sociale sono stati sottoposti ieri mattina dalla Digos a misure cautelari su richiesta della Procura. Per quattro sono scattati i domiciliari, per altrettanti l'obbligo di firma. Sono accusati di resistenza aggravata a pubblico ufficiale nell'ambito dei disordini di piazza scoppiati nel gennaio scorso, durante un corteo in solidarietà a Ramy, il 19enne di origini egiziane, morto a Milano durante un inseguimento dei carabinieri.

Una manifestazione, quella del 9 gennaio scorso, che era sfociata in scontri con le forze dell'ordine. Erano rimasti feriti quattro agenti del reparto mobile e un carabiniere. Circa 500 persone in corteo avevano raggiunto il commissariato di polizia «Dora Vanchiglia» di Torino, raggiunto imbrattandolo e distruggendone le vetrate. Erano state lanciate bombe carta, razzi, bottiglie e pietre contro polizia e carabinieri. I mezzi di servizio danneggiati con i pali in ferro e le transenne della segnaletica stradale usati come arieti dai manifestanti. Il corteo aveva poi raggiunto anche la sede del comando dei Carabinieri. E anche qui pietre, bottiglie, petardi contro le forze dell'ordine. Così dopo i festeggiamenti degli esponenti del centro sociale per la mancata condanna per il reato più grave nel maxi processo che si è appena concluso, ieri mattina il post sui social: «La digos si presenta stamattina a casa di giovani compagni e compagne per notificare diverse misure cautelari. Quando si dice legarsela al dito». Seguito da un comunicato in cui accusano la Procura di «vendicarsi sugli studenti»: «Sono tutti militanti di collettivi studenteschi. Evidentemente non è bastata la batosta clamorosa alle teorie complottiste sul conflitto sociale data dalla sentenza di processo. E pare che una certa stampa non voglia proprio darsi pace che a Torino il conflitto sociale è la naturale risposta delle persone che la abitano al triste progetto che le istituzioni vorrebbero costruirle sopra». Con quelle istituzioni però, in particolare con il Comune di Torino, è stato invece avviato il divisivo progetto sull'immobile occupato da trent'anni da Askatasuna, in corso Regina Margherita. Un percorso con l'amministrazione per riportarlo nell'alveo della legalità. Criticato dal centrodestra, che attacca i metodi degli esponenti del centro sociale spesso protagonisti degli scontri con le forze dell'ordine, e difeso dalla sinistra che sostiene la maggioranza torinese di Stefano Lo Russo. Per il vicecapogruppo di Fratelli d'Italia alla Camera, Augusta Montaruli, le nuove misure cautelari dimostrano che la delibera di proroga del patto di collaborazione «è nulla»: «Cosa ancora deve accadere perché il sindaco di Torino faccia un passo indietro sulla sanatoria?». Per Montaruli l'amministrazione Lo Russo rinnovando la collaborazione con Askatasuna «ha deciso di fatto di schierarsi con i violenti».

Per Domenico Pianese, segretario del sindacato di polizia Coisp, «non possiamo più assistere a pronunce come l'ultima sentenza che sembrano ignorare la realtà dei fatti: qui non si parla di episodi isolati ma di un disegno continuo, strutturato, volto a destabilizzare l'ordine pubblico».

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