Un altro schiaffo all'Europa: la Polonia costruisce il muro

I lavori a dicembre: sarà lungo 180 chilometri, alto 5 metri e dotato di sensori. Merkel chiama Lukashenko

Un altro schiaffo all'Europa: la Polonia costruisce il muro

Si estenderà per 180 chilometri, sarà alto 5,5 metri e per realizzarlo «verranno utilizzate le soluzioni più moderne», telecamere e sensori. Costo totale: 366 milioni di euro. Un altro muro si alza ai confini dell'Europa, dopo il più noto e tecnologico costruito dall'Ungheria di Viktor Orbán al confine con la Serbia nel 2015, dopo quello tra Estonia e Russia, tra Turchia e Grecia, tra Turchia e Bulgaria e così via. L'ultimo annuncio arriva dalla Polonia, alle prese con la crisi dei migranti mediorientali che premono alla frontiera e che il dittatore bielorusso Aleksandr Lukashenko, protetto dallo scudo russo, usa come arma per destabilizzare l'Europa e per ottenere la fine delle sanzioni contro il suo regime. E invece proprio nel giorno in cui la Ue approva un nuovo pacchetto di sanzioni contro i responsabili (funzionari, compagnie aeree, agenzie di viaggi) dei flussi di migranti dalla Bielorussia all'Ue, Varsavia fa sapere che i lavori per il muro partiranno a dicembre. Il via libera del Parlamento era arrivato a ottobre, ma per la Polonia non c'è tempo da perdere. Si comincia fra qualche settimana per finire nella prima metà del 2022. «Gli accordi con i contraenti saranno conclusi entro il 15 dicembre», fa sapere il governo. «I lavori saranno eseguiti in parallelo da diverse società. In quattro sezioni, 24 ore al giorno su tre turni», spiega il ministro dell'Interno polacco Mariusz Kaminski.

La notizia fa il paio con il via libera, votato solo venerdì scorso, a un altro muro al confine con la Bielorussia, deciso stavolta dal Parlamento della Lettonia, l'altro Paese che con la Lituania è nel mirino della «guerra ibrida» combattuta da Lukashenko attraverso una tratta organizzata di essere umani tramite voli internazionali dal Medio Oriente. Entrambe le decisioni arrivano mentre all'interno dell'Unione europea il dibattito sul finanziamento dei muri si fa sempre più acceso. Tredici Stati europei hanno chiesto risorse alla Ue per potersi proteggere. Il presidente del Consiglio europeo Charles Michel ha spiegato una settimana fa, aprendo uno spiraglio, che è «legalmente possibile finanziare infrastrutture per la protezione dei confini dell'Unione». Ma la presidente della Commissione Ursula von der Leyen è stata chiara sul fatto che la decisione di non ergere barriere è di natura politica, una «posizione di lunga data» delle istituzioni europee.

Eppure le pressioni montano, nonostante sul tema ieri sia intervenuta anche la Cei, definendo la scelta polacca di erigere il muro «antistorica», «una sconfitta della democrazia», «un modo per non affrontare il dramma» di migliaia di persone in fuga.

Con le pressioni per il finanziamento europeo dei muri monta anche la tensione al confine tra Polonia e Bielorussia e lo sdegno per la situazione di migliaia di migranti, tra cui molti bambini, respinti dai militari e dalle forze di frontiera polacche e costretti a trascorrere ore all'addiaccio nella speranza di entrare in Europa. Da Bruxelles l'Alto rappresentante Ue per gli Affari esteri spiega: «Dobbiamo fare qualcosa e aiutarli. Non possono morire congelati nella foresta». Durissima anche l'analisi del presidente, Sergio Mattarella, che definisce «sconcertante» quanto avviene in più luoghi ai confini dell'Unione. «È sorprendente - ha detto il capo dello Stato dall'Università di Siena, dove si trovava per l'inaugurazione dell'anno accademico - il divario tra i grandi principi proclamati e il non tener conto della fame e del freddo cui sono esposti esseri umani ai confini dell'Unione».

Le cancellerie sono al lavoro per una de-escalation, come «hanno concordato» al telefono il leader russo Putin e il francese Macron, mentre la Lituania preme per una «no-fly zone» su Minsk «per tutti i voli che potrebbero portare migranti». Telefonata di un'ora anche tra la cancelliera Merkel e Lukashenko.

E se da una parte il dittatore bielorusso nega la regia della crisi e apre all'arrivo di operatori umanitari dell'Onu, dall'altra minaccia proprio la Germania, se la Polonia non aprisse un corridoio umanitario: «Invieremo i migranti a Monaco con i nostri aerei, se necessario».

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