Spariti gli articoli pro-Putin postati da Casaleggio & Co.

Alcune delle testate che componevano l'universo online pentastellato come TzeTze e Fucina, piene di pezzi di propaganda russa, sono ormai irrecuperabili. O quasi...

Spariti gli articoli pro-Putin postati da Casaleggio & Co.
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Cambiare idea non è certo un peccato. Anzi. Specie per il Movimento 5 Stelle, che ha fatto giravolte praticamente su tutto, ammettere di aver preso qualche granchio sarebbe piuttosto una virtù. Nascondere gli scheletri nel proprio armadio, invece, di virtuoso ha ben poco.

Come la fascinazione per la Russia di Putin, ad esempio. Che poi non è certo un gran segreto, a maggior ragione all'epoca di internet circolano ancora decine, centinaia di dichiarazioni di esponenti grillini (alcuni dei quali ricoprono pure cariche di governo) pro-Cremlino.
Ecco perché appare ancor più strano che invece, altri precedenti non proprio edificanti, siano totalmente spariti persino dal web.

Come ha segnalato a Repubblica Marco Canestrari, ex programmatore di Casaleggio Associati, poi "pentito", decine di contenuti che comparivano su alcuni portali della galassia online pentastellata (come "Tzetze" e la "Fucina") sono ormai irrecuperabili. O quasi. Perché lui insieme ai suoi legali ha depositato una perizia legale inserendoli tutti in un fascicolo col quale risponderà all'accusa di diffamazione mossa ai suoi danni da Davide Casaleggio.

Si tratta di articoli che, secondo Canestrari, dimostrerebbero un legame molto forte tra M5S e Cremlino, con fonti direttamente legate a siti di propaganda russa e tesi anti-atlantiste come dure critiche alla Nato, benedizioni di bombardamenti su Aleppo etc. Le accuse di fare da megafono della Russia contro il M5S le mosse in realtà pure un media internazionale come Buzzfeed nel 2016, mentre nel 2017 il Guardian si occupò lungamente del "cambio di rotta" ideologico dei grillini, e dello stesso Grillo, nella considerazione di Vladimir Putin come leader.

I pentastellati, infatti, all'inizio della loro avventura populista erano fortemente critici della Russia, e risentivano ancora delle critiche del loro leader dopo l'assassinio della giornalista Anna Politkovskaya, quando Grillo esortò i suoi a mettere sotto embargo Mosca: "La Russia è una democrazia basata sull'esportazione di gas e petrolio. Se non esportassero quello, tornerebbero ad essere la buona vecchia dittatura di una volta". Era il 2006, ed è curioso che oggi praticamente tutto il mondo Occidentale chieda la stessa cosa.

Curioso perché invece, nel frattempo, i grillini per il Cremlino avevano preso proprio una bella sbandata, successiva ai fatti del 2014 in Ucraina e all'annessione da parte russa della Crimea. L'attuale sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano (ora redento) e l'ex capopopolo Alessandro Di Battista hanno per anni guidato la fronda più russofila. A giugno 2016, tanto per citare uno dei moltissimi esempi che si potrebbero fare, Di Stefano era presente a Mosca durante un congresso di Russia Unita, il partito di Putin, e disse che il M5S non era né filorusso né filoamericano, ma auspicava la fine delle sanzioni dell'UE contro la Russia, inveiva contro una Nato "aggressiva", chiedeva il rafforzamento dei legami di intelligence tra l'UE e la Russia e diceva che era evidente che la crisi ucraina fosse il risultato dell'ingerenza dell'UE e degli USA negli affari russi.

Molti di questi contenuti in rete circolano ancora eccome.
Perciò è davvero strano che articoli e notizie dello stesso tenore, come "Lavrov: gli Usa risparmiano l'Isis per indebolire Assad", o "molti media occidentali si sono affrettati a unirsi alla campagna russofoba e diffamatoria contro il presidente Putin", o ancora Oppure "Vertice Brics: presente tutto il mondo, escluso l'Occidente", "La mossa di Putin oscura Obama", "Gli Usa finanziano il traffico di migranti verso l'Italia?" oggi siano spariti anche in versione WebArchive (un portale che permette di salvare i contenuti sparsi per la rete in versione "screenshot").

Un fatto certamente dovuto, secondo la ricostruzione di Canestrari, alla scelta di Davide Casaleggio che nel febbraio 2018 decise di estirpare dalla Rete tutti i siti di news sino ad allora realizzati da Casaleggio Associati. Sui motivi della doppia giravolta, "nemico-amico-poi ancora nemico", del M5S su Putin invece il mistero è ancora fittissimo.

Che il consenso sia stato comprato a suon di rubli è molto poco probabile, più pragmatica invece la lettura secondo cui gli strateghi del marketing grillino abbiano a quei tempi voluto cavalcare il sentimento antisistema degli elettori elevando Putin a modello alternativo e puntando forte sul clikcbait e sulla circolazione delle notizie complottiste, sperando magari che una parte di Italia specie quella del Nord dove il M5S ha penetrato più a fatica, potesse essere attratta da quelle rivendicazioni dopo aver subito più di tutte l'impatto delle sanzioni anti-russe a livello economico.

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