Di Battista torna in campo e detta la linea

L'ex deputato sconfessa Luigino: attacca Renzi, von der Leyen e il nuovo Mes

Di Battista torna in campo e detta la linea

Il tempismo, al solito, è quello giusto. Dell'«anguilla» che entra ed esce dal ring della politica senza sbagliare un calcolo. Inalterata la capacità, da comunicatore consumato, di creare l'hype, l'attesa spasmodica, intorno a ogni uscita pubblica. La dichiarazione diventa un evento, quando si parla di Alessandro Di Battista. E così è stato per la doppietta mediatica di ieri, arrivata nel giorno in cui un retroscena di Repubblica annunciava il nuovo asse tra Dibba e Luigi Di Maio per «riportare il Movimento a destra». Prima l'intervista al Fatto Quotidiano, con l'attacco al leader di Italia Viva Matteo Renzi e i consigli al M5s. Poi un lungo post su Facebook per ribadire i concetti. Al giornale diretto da Marco Travaglio Di Battista ha detto: «Alle prossime elezioni politiche ci sarò», indicando la retta via ai suoi compagni di partito: «Il Movimento deve alzare il tiro su determinati temi, come la giustizia, il Mes e le fondazioni dei partiti. Luigi Di Maio lo sta facendo e io sono dalla sua parte, lo sostengo in questa linea». Sul caso Renzi - Fondazione Open ha parlato di «politici che si trasformano direttamente in lobbisti». E ha sbugiardato la linea dei grillini su due questioni. Per quanto riguarda il voto alla Commissione von der Leyen: «Comprendo le ragioni dei nostri europarlamentari Ignazio Corrao e Piernicola Pedicini, che hanno votato contro», ha spiegato. Sul Mes Dibba è stato chiarissimo: «Se fossi un eletto, voterei contro il Mes».

Tutto fa pensare a un rinnovato attivismo dell'ex deputato romano. Ma mentre il comune sentire con Di Maio è dato più che altro dalla contingenza politica, il vero asse è con Davide Casaleggio. Di Battista, tra le altre cose, nel post pubblicato su Facebook ieri pomeriggio ha scritto: «Io non sono né di destra né di sinistra». Con parole identiche si esprime chi ha sentito e chi è vicino a Casaleggio. Che aggiunge: «Il M5s non potrà mai diventare un partito come gli altri». Un altro messaggio in bottiglia spedito da Milano è questo: stop all'ampliamento a dismisura della nuova organizzazione. «I facilitatori non bastano», ci dice invece un deputato, sintetizzando lo spread di posizioni tra il M5s dei Palazzi romani e i Cinque Stelle che si ispirano all'eredità di Gianroberto Casaleggio. Non è una novità la vicinanza di Di Battista al mondo della Casaleggio. Prima di diventare deputato, il Dibba viene scoperto proprio da Gianroberto. Nel 2012 fa il suo esordio nelle vesti di reporter - scrittore con il libro «Sicari a cinque euro», edito da Adagio, casa editrice della Casaleggio Associati.

Nel post su Facebook Di Battista se l'è presa con Repubblica: «il giornale più liberista d'Italia». Ed è andato all'attacco di Renzi: «È lecito pensare che il gruppo Toto abbia di fatto elargito centinaia di migliaia di euro alla fondazione renziana (passando attraverso la consulenza ad Alberto Bianchi) per poi vedersi restituito il favore dal governo Gentiloni?» E l'esortazione al M5s: «Accelerate! Soprattutto adesso».

Infine ha indicato quattro punti su cui accelerare: «sul conflitto d'interessi, sulla nazionalizzazione di autostrade, sulla commissione di inchiesta sul finanziamento ai partiti, sul recupero dell'Imu non versato dagli istituti religiosi».

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