"Boiocchi era intercettato". Ucciso da proiettili da guerra

Era indagato per traffico di biglietti: dalle chiamate ci si aspetta la svolta. Dai testimoni nessun indizio

"Boiocchi era intercettato". Ucciso da proiettili da guerra

Alla fine forse si scoprirà che lo stadio è solo uno sfondo, una quinta teatrale. E che la morte di Vittorio Boiocchi, capo storico degli ultrà dell'Inter, assassinato sabato sera sotto casa, ha poco a che fare con gli affari puliti e soprattutto sporchi che arricchiscono da decenni i club della curva nerazzurra, con in testa la feccia neofascista dei Boys. Di traffici Boiocchi ne aveva in piedi numerosi altri, altrettanto illeciti e ancora più redditizi. E proprio questa sua poliedricitià rischia di essere ora la zavorra che impedisce alle indagini di decollare.

Sull'uccisione di Boiocchi indaga il dipartimento omicidi della Procura milanese, e questo fa capire che per ora non viene catalogato come reato di mafia. Ieri il pm Paolo Storari ha disposto l'autopsia: puro scrupolo, visto che il colpo di pistola al collo ha forato in pieno la carotide del sessantanovenne pregiudicato. Qualche suggerimento in più si aspetta dalla perizia balistica, perché le cinque pallottole esplose dall'assassino non sono di uso comune, calibro 9 parabellum di provenienza dell'Est, roba da arma da guerra. In questa fase delle indagini ogni traccia è preziosa, perché di piste vere non ce ne sono. O ce ne sono troppe, che è la stessa cosa.

Il delitto Boiocchi rischia insomma di avere la stessa sorte del suo precedente più simile e più vicino: l'agguato che tre anni fa ebbe per vittima un'altra figura di rilievo della tifoseria ultrà di San Siro, ma sull'altra sponda. Enzo Anghinelli, esponente della Curva Sud rossonera, già sopravvissuto a un tentato omicidio, venne preso a colpi di pistola in testa. Incredibilmente non morì. Anche in quel caso si frugò nella curva, anche allora saltarono fuori (come probabilmente verranno a galla anche indagando su Boiocchi) storie di droga ambientate al «Meazza». Ma nulla in grado, almeno per ora, di spiegare i motivi dell'agguato. Oggi Anghinelli gira con una piastra di acciaio nel cranio e dice di non voler neanche sapere chi è stato a sparargli.

L'indagine su Boiocchi farà la stessa fine? Procura e Squadra Mobile ovviamente lavorano perché il fascicolo abbia un approdo migliore. Vicini allo zero gli spunti di interesse forniti dai testimoni oculari, si lavora sul telefono del morto, sui suoi contatti recenti e meno recenti. La vera svolta potrebbe arrivare se si scoprisse che Boiocchi, come in buona parte della sua vita fuori dal carcere, era oggetto di indagini ancora in corso, e che magari il suo telefono era sotto controllo da parte di una qualche autorità giudiziaria. A quel punto cambierebbe tutto, perché in qualche intercettazione potrebbero essere finite tracce delle frizioni più recenti con complici e rivali. Su questa possibilità gli inquirenti hanno bocche cucite. Ma l'Adnkronos rivela ieri che Boiocchi era attualmente indagato in una inchiesta su traffico di biglietti in curva. Da quelle intercettazioni qualche brandello di verità potrebbe arrivare.

Quanto e più della tragica fine del capo ultrà, ieri aveva impressionato i media quanto accaduto nella curva di San Siro, abbandonata in segno di lutto dai Boys e dagli altri club «duri»: costringendo a sloggiare anche gli altri spettatori desiderosi

solo di vedersi in pace Inter-Sampdoria. La Digos fa sapere di non avere trovato nei video dello stadio scene di violenza. L'Inter ha comunque preso le distanze da «qualsiasi episodio di coercizione avvenuto sabato sera».

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