Bonomi all'attacco sugli extraprofitti: "È prelievo forzoso"

E Visco chiede una pausa alla Bce "Siamo vicini al livello per lo stop al rialzo dei tassi d'interesse"

Bonomi all'attacco sugli extraprofitti: "È prelievo forzoso"
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Da Confindustria arrivano cannonate sull'imposta varata dal governo Meloni sugli extra-profitti bancari. Il presidente degli industriali, Carlo Bonomi (in foto), dall'assemblea di Confindustria Emilia ieri ha detto di non aver mai letto «sui testi economici la parola extraprofitto, come la parola extraperdita ed extrapareggio». Quando si menziona l'aliquota allo studio dell'Esecutivo, per il numero di Confindustria in realtà si parla di «una tassa su una riga di bilancio» e, quindi, sarebbe più corretto definirla «un prelievo forzoso». Il numero uno degli industriali, che si avvicina alla fine del suo mandato nel 2024, ha chiesto al governo di concenstrarsi sulle infrastrutture, ritenute fondamentali per la crescita del Paese: non solo il ponte sullo stretto di Messina ma «anche i trafori» come quello del Frejus e del Monte Bianco. «Senza connessioni - fa notare - le imprese non riescono a svolgere al meglio il loro lavoro che è quello di creare benessere per il territorio». Quindi, in questa ottica, «abbiamo necessità» di una «politica industriale sia nazionale sia europea che abbia grande attenzione per la manifattura. Lo diciamo nell'interesse dell'Italia e dell'Europa, perché senza manifattura non c'è Italia e non c'è Europa». Negli ultimi mesi, infine, l'economia italiana sta frenando e «questo - conclude - ci deve far riflettere». Gli imprenditori italiani - tra pandemia e crisi energetica - per Bonomi sono da considerare «eroi civili» in un Paese in cui «le risorse pubbliche non sono infinite, anzi sono piuttosto finite e noi dobbiamo occuparci di quegli spazi dove lo Stato sta arretrando».

E a proposito dello scenario macroeconomico europeo, durante un evento all'Istituto per gli Studi di Politica Internazionale, il governatore uscente della Banca d'Italia Ignazio Visco ha rivolto un invito velato alla Banca centrale europea a valutare uno stop al rialzo dei tassi: «Sulla base della mia comprensione dell'evoluzione delle determinanti fondamentali dell'inflazione di fondo», ha detto, «considerati gli effetti in atto causati dal forte e rapido inasprimento delle condizioni monetarie, ritengo che siamo vicini al livello al quale fermare l'incremento dei tassi». Per il futuro, quindi, «occorrerà essere aperti alla possibilità di muoversi nel caso avessero luogo nuovi shock inattesi sui prezzi al consumo, la cui probabilità non può essere considerata nulla».

L'occasione è stata buona anche per tornare sulla vicenda del Superbonus che avrebbe dovuto «finire presto» e invece «il fatto che sia cresciuto e c'erano meccanismi un po' strani lo abbiamo detto noi ma anche l'ufficio del bilancio».

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