Bonomi sfida Cairo per il "Corriere"

Lancerà un'Opa da 0,7 euro in contanti al fianco di Mediobanca, Pirelli, Unipol e Della Valle

Bonomi sfida Cairo per il "Corriere"

I soci storici di Rcs rispolverano il salotto del Corriere della Sera, invitando a capotavola Andrea Bonomi per tenere lontano Urbano Cairo da via Solferino. La contromossa è stata ufficializzata ieri: Bonomi, attraverso la società lussemburghese International Acquisitions che è controllata dal suo fondo Investindustrial, lancerà un'Offerta pubblica di acquisto sul 100% di Rcs insieme a Diego Della Valle, Mediobanca, UnipolSai e Pirelli. Per il restante 77,4% del capitale verranno messi sul piatto 0,70 euro per azione con un esborso complessivo di 282,7 milioni in contanti. L'operazione verrà portata avanti da una società costituita appositamente (NewCo) di cui Bonomi possiederà il 45% mentre gli altri quattro soci avranno il 55%, ovvero il 13,75% ciascuno. Ma non subito. Inizialmente la NewCo sarà capitalizzata da Bonomi con 67,5 milioni (equivalenti al 18,49% di azioni Rcs a 0,7 per azione) mentre i quattro soci storici apporteranno le loro azioni (il 22,6% a un controvalore di 82,5 milioni). Una volta conclusa l'Opa, per tenere in equilibrio le quote - 45% e 55% - l'esborso per Investindustrial arriverà fino a 164 milioni, per gli altri a circa 118 milioni: dipenderà da quante azioni verranno consegnate.

Quali sono le differenze con l'offerta pubblica di sottoscrizione lanciata da Cairo Communication? L'editore torinese offre 0,12 azioni Cairo ogni Rcs con un premio - all'8 aprile, data dell'annuncio dell'operazione - pari al 26,8 per cento. L'offerta in contanti di Bonomi e soci incorpora un premio del 68,4% rispetto al 7 aprile (del 17% rispetto all'ultimo prezzo segnato dai titoli venerdì scorso) e punta a «sostenere e accelerare» il processo di ristrutturazione avviato «positivamente» dall'ad Laura Cioli. In sostanza, ha in tasca il placet dell'attuale gestione che invece aveva già bocciato l'offerta di Cairo. Meno chiaro è un passaggio nella nota diffusa da Investindustrial, dove si legge che i cinque soci si impegnano finora a sottoscrivere pro-quota eventuali aumenti di capitale fino a 150 milioni per «consentire la creazione di uno dei principali gruppi multimediali di portata internazionale». A questa somma non fa, invece, cenno il testo dell'offerta comunicato alla Consob per legge. Di certo, Bonomi e i vecchi soci andranno avanti solo se la NewCo raggiungerà almeno il 66,7% del capitale mentre Cairo pone come paletto il 50,1% più un'azione. Le due proposte sono invece simili per le condizioni sul debito: ossia la rinuncia da parte delle banche creditrici a chiedere il rimborso anticipato in ragione del cambio di controllo e una moratoria fino all'approvazione del bilancio 2017 fatta eccezione che per i proventi derivanti dalla vendita dei Libri a Mondadori. A dirigere gli schemi di gioco delle due fazioni in campo ci sono Mediobanca e Intesa: la prima è l'advisor finanziario dell'Opa di Bonomi, mentre la seconda segue l'offerta di Cairo. Entrambe le big del credito sono sia azioniste sia creditrici della Rizzoli.

Un cda di Rcs potrebbe riunirsi nei prossimi giorni, forse già domani, per esaminare la nuova offerta. Ieri in Piazza Affari il titolo Rcs ha chiuso la seduta con un balzo del 16,5% a 0,69 euro, di poco inferiore al prezzo dell'Opa di 0,7 euro. L'operazione è sotto i riflettori di Consob, accesi con l'annuncio dell'offerta di Cairo, anche alla luce delle dichiarazioni dell'ad di Mediobanca, Alberto Nagel: «Noi siamo destinatari», aveva risposto il banchiere la settimana scorsa a chi gli chiedeva se l'istituto fosse parte attiva in una controfferta sul Corriere. Destinatari e ora alleati.

Cairo rilancerà? «Ragioneremo» ma «non posso dire di vedere

differenze pazzesche», ha risposto ieri sottolineando che la controfferta «valuta l'azienda 360 milioni più un debito di 411 milioni. Alla fine l'incremento rispetto alla mia è del 10%. Deciderà comunque il mercato che è sovrano».

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