Botte alle figlie "occidentali". Il consigliere sikh andava respinto

Le dimissioni dal Comune. L'errore di puntare ai voti della comunità indiana

Botte alle figlie "occidentali". Il consigliere sikh andava respinto
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Non dovevano nemmeno candidarlo, chi se ne frega dei voti che raccoglieva nella comunità indiana. Il punto è che a Brescia invece hanno eletto un consigliere comunale che professionalmente non aveva doti (guidava i muletti in magazzino, ha la terza media) ma in compenso ha valori culturali per noi deteriori, come si dice, irricevibili: uno che ora è accusato, piuttosto solidamente, di aver impedito alle figlie di vivere all'occidentale (accusa solitamente rivolta ai musulmani) e di averle perciò maltrattate, picchiate, recluse per evitare che conoscessero coetanei al di fuori della cerchia induista. Uno scenario tutto da ricostruire ma che si profila pessimo, visto che è stato arrestato anche un figlio 26enne della stessa famiglia con l'accusa di aver fatto violenza sessuale ancora sulle sorelle.

Passiamo alle presentazioni. Lui è Balwinder Singh, 49 anni, in Italia da 24 anni ma di madrelingua punjabi (una delle 22 lingua indiane, la parlano in 140 milioni) ed esteriormente è simile alla classica caricatura dei Sikh: barba lunga con punte aguzze e in testa un dastar, un turbante rosso come le vesti che indossa; almeno 30mila immigrati come lui vivono nella bassa bresciana e provengono quasi tutti dallo stato indiano del Panjab, al confine con il Pakistan. A Flero, sempre nella Bassa, c'è uno dei più grandi templi Sikh italiani. Balwinder Singh è stato eletto alle elezioni comunali del 2023 nella lista civica «Fabio Rolfi Sindaco», in quota al centrodestra, grazie ai voti della sua nutrita comunità. Il resto è cronaca. Venerdì pomeriggio si è presentato a Palazzo Loggia, a Brescia, e nessun consigliere ha notato che aveva un braccialetto elettronico legato alla caviglia: gliel'avevano legato il 21 marzo scorso dopo averlo indagato assieme alla moglie e averlo sottoposto al divieto di avvicinamento alle figlie, una maggiorenne e l'altra ancora minorenne. Botte, minacce, punizioni: questo pur di impedir loro di vivere all'occidentale, cioè normalmente. Secondo le indagini non potevano avere relazioni con italiani e non potevano depilarsi le ascelle e i baffetti, per la derisione dei compagni di scuola. Cose così. Non potevano neppure tagliarsi mai i capelli. Balwinder Singh (gli uomini Sikh portano tutti il cognome Singh, le donne Kaur) in precedenza a quanto pare aveva anche esaltato l'omicidio di Saman Abbas, la 13enne uccisa dai genitori in provincia di Reggio Emilia quattro anni fa: «Un'azione doverosa per preservare la reputazione», avrebbe detto all'incirca alle figlie.

Non è finita, come detto. Per la stessa inchiesta era già scattato l'arresto del figlio maschio di famiglia, accusato di violenza sessuale sempre ai danni delle sorelle: la più grande delle quali ora convive con un ragazzo ed è stata la prima ad andarsene, la più piccola invece è in una struttura protetta (da fine novembre scorso) dopo aver raccontato la sua situazione a un'insegnante. Il resto è un balletto di dichiarazioni: il legale della famiglia parla di innocenza, il centrodestra ha preso le distanze (un po' tardive) e la sindaca Laura Castelletti ha detto qualche parola di buon senso, distinguendo le responsabilità personali da quelle politiche, e ponendo l'accento sulla tutela delle due ragazze.

La conferma delle dimissioni di Balwinder Singh è giunta ieri mattina ma lascia un'ombra su una cultura religiosa ritenuta oppressiva per le donne al di là delle rivendicazioni di facciata della Comunità Sikh locale, la quale, ieri, come una comunità islamica qualsiasi, ha parlato della volontà di «operare in armonia con le leggi e i valori di questa nazione».

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