Ira grillina contro Casaleggio jr: "È lì perché ha ereditato tutto dal padre..."

"Non è visionario come il padre". "Non ha il suo carisma". Ecco perché i parlamentari M5S non riconoscono la leadership di Davide Casaleggio

Ira grillina contro Casaleggio jr: "È lì perché ha ereditato tutto dal padre..."

“Li porto tutti in tribunale”. È questo l’ultimo atto della guerra senza esclusioni di colpi tra il M5S e Davide Casaleggio che, secondo alcune indiscrezioni giornalistiche, avrebbe pronunciato tali parole.

Nel giro di pochi minuti è arrivata la smentita di rito di Casaleggio che, in qualità di presidente dell’Associazione Rousseau, in questi giorni, ha tagliato alcuni servizi forniti dall’omonima piattaforma. Una scelta portata avanti come segno di ripicca per quei parlamentari che si rifiutano di pagare “l’obolo” di 300 euro mensili per la gestione della piattaforma Rousseau. A stretto giro era arrivato anche l’ultimatum sul blog delle Stelle dove Casaleggio junior ha chiarito che nel caso in cui nel M5S si avviasse la trasformazione in un partito, mancherebbe il supporto dell’Associazione Rousseau “dal momento che non sarebbe più necessario poiché verrebbero meno tutti i principi, i valori e i pilastri sui quali si basa l’identità di un MoVimento di cittadini liberi e il suo cuore pulsante di partecipazione che noi dobbiamo proteggere”. Un post che è stato subito sconfessato da quella cospicua pattuglia di parlamentari pentastellati che chiede che l'associazione Rousseau diventi un "fornitore di servizi puro". Ogni giorno che passa la rottura tra Casaleggio jr e i “governisti” appare sempre più inevitabile e, probabilmente, si consumerà già prima degli Stati Generali previsti per il 7-8 novembre.

“Quel che si vede è il punto di arrivo di un processo molto prevedibile. Una parte del ceto politico ha trovato casa dentro le istituzioni e, quindi, non si ritrova più nelle motivazioni originarie e nell’idea del politico che presta servizio solo per un breve periodo”, spiega a ilGiornale.it la politologa Sofia Ventura che aggiunge: “Accettare questa visione sarebbe troppo costoso per personaggi come Di Maio, che hanno conosciuto anni ruggenti un po’ per caso, e non vogliono tornare a casa”. I parlamentari grillini, però, si ribellano al figlio di Gianroberto Casaleggio non soltanto perché non ne condividono la linea politica, ma soprattutto perché non lo riconoscono come leader autorevole. “Non è un visionario come il padre”, sentenzia la politologa bolognese. “Davide, da un lato è bravo come imprenditore e organizzatore, ma ha molta meno fantasia del padre in politica e non ha neppure il suo carisma”, le fa eco lo storico Aldo Giannuli. Ma non solo. “Davide è sempre stato guardato male all’interno del Movimento perché, - spiega ancora l'ex ideologo del M5S - senza che nessuno lo dicesse, sotto sotto la voce che correva era “Tu stai lì perché hai ereditato tutto dal padre”. Secondo lo storico pugliese, il principale errore di Davide Casaleggio, commesso dopo la morte del padre, è stato quello di fare un accordo con Luigi Di Maio. “Tu fai il capo politico e io mi occupo della piattaforma”, gli aveva detto senza capire che “Di Maio è una persona molto astuta e, perciò, se lo sarebbe mangiato”. Di diverso avviso è il senatore Alberto Airola che descrive così il presidente dell’Associazione Rousseau: “Davide ha sempre lavorato dietro le quinte sul web del M5S quando è mancato ahimè Gianroberto (persona eccezionale con una grande visione politica) è rimasto a gestire le piattaforme, è sempre stato a fianco a Grillo e quindi identificato da tutti come garante del Movimento”. E aggiunge: “Può non avere le virtù politiche di suo padre ma non le hanno neanche quelli che lo contestano”.

Sullo sfondo aleggia sempre lo spettro della scissione. “Credo che possa essere vicina, ma c’è anche la probabilità che questo sia l’inizio della fine totale del Movimento”, profetizza il sondaggista Renato Mannheimer il quale, però, non vede per Casaleggio jr un futuro da leader politico. “Ha un carattere meno trascinante rispetto al padre e lui stesso non è mai voluto scendere in piazza per trascinare le folle. È molto difficile che abbia la forza di creare un nuovo Movimento”, spiega il presidente di Ispo che aggiunge: “Non so se Casaleggio e Di Battista, senza Grillo, riusciranno a fare un Movimento come il M5S. Al massimo, possono fare un ‘movimentino’”. Appare più ottimista, invece, Giannuli che dice: “Se Casaleggio e Dibba fanno una cosa totalmente nuova, allora, può anche funzionare. Se, invece, fanno una cosa per rivendicare lo spirito originario del M5S perdono in partenza”. E aggiunge: “Casaleggio e Di Battista sono avvantaggiati perché non sono stati esponenti di governo, mentre è molto difficile che Di Maio riesca a spacciarsi come il nuovo. I due, però, devono rinunciare al simbolo perché altrimenti non sono una novità, ma una minestra riscaldata”.

È durissimo, invece, il commento della politologa Ventura: “Non escludo che possa nascere un partito a guida Casaleggio e Di Battista, ma non la considererei una cosa seria. Un partito del 3% può anche esistere, ma un partito di governo guidato da quei due, da liberale, mi fa venire i brividi. Sarebbe un incubo. Un Paese civile non merita una cosa del genere”.

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