Caso Tempa Rossa, quelle mail che inguaiano la Boschi

Per il momento sul fronte "Tempa Rossa" ha pagato con le dimissioni il ministro Federica Guidi. Ma è noto che nelle intercettazioni tra l'ex titolare dello Sviluppo Economico e il compagno Gianluca Gemelli spunta il nome del minsitro Maria Elena Boschi

Caso Tempa Rossa, quelle mail che inguaiano la Boschi

Per il momento sul fronte "Tempa Rossa" ha pagato con le dimissioni il ministro Federica Guidi. Ma è noto che nelle intercettazioni tra l'ex titolare dello Sviluppo Economico e il compagno Gianluca Gemelli spunta il nome del minsitro Maria Elena Boschi: "Anche Maria Elena è d'accordo sull'emendamento...", diceva la Guidi al fidanzato. Ora il Fatto Quotidiano prova a ricostruire i passaggi e soprattutto le mail ricevute dai collaboratori del ministro per i rapporti col Parlamento da parte delle società petrolifere. A quanto pare, come ha affermato il premier, ieri ospite a In Mezz'Ora di Lucia Annunziata, la prima bozza dell'emendamento era stata scritta proprio da palazzo Chigi, dall'ufficio legislativo. Poi dopo lo stop nello Sblocca Italia, i manager del petrolio cominciano a corteggiare la Boschi. Secondo il Fatto sarebbero arrivate decine di richieste per appuntamenti col ministro per discutere del piano, poi l'intervento del suo braccio destro, Roberto Cerreto, capo di Gabinetto del ministro per i Rapporti con il Parlamento. Cerreto chiede alle grandi compagnie di inviare mail e di evitare incontri.

E così sempre secondo quanto riporta il Fatto "si individuano le scrivanie dove far per venire modifiche all’emendamento, idee di subemendamenti, correzioni alle correzioni delle correzioni.

Tra queste scrivanie, la più importante, è quella del capo di Gabinetto della Boschi, Cerreto. Insomma il sospetto è che le società abbiano "dettato" l'emendamento alla Boschi che poi d'accordo con la Guidi ha sbloccato i lavori su "Tempa Rossa".

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