La Chiesa non voleva funerali atei, ma Sala fa occupare il sagrato

Le perplessità dell'arciprete: "Mai successo a memoria d'uomo"

La Chiesa non voleva funerali atei, ma Sala fa occupare il sagrato

Milano - Un funerale non religioso per un «comunista e ateo», come ricorda il figlio Jacopo prima di chiudere la cerimonia con il pugno alzato tra le note di Bella ciao e le bandiere di Che Guevara. Il tutto, però, non in una piazza qualsiasi di Milano o davanti a una fabbrica o un centro sociale, ma sul sagrato del Duomo, cioè quei metri tra il portone della cattedrale e i gradini che portano in piazza, che sono parte integrante della chiesa, luogo religioso dunque, e che secondo la precisa convenzione (con il Comune di Milano) che ne regola l'uso dovrebbe ospitare esclusivamente funzioni religiose. Monsignor Gianantonio Borgonovo, arciprete della cattedrale milanese e presidente della Veneranda Fabbrica del Duomo, non vuole ingaggiare polemiche sul funerale di Fo, ma non riesce a nascondere una grande perplessità: «È la prima volta a memoria d'uomo (che un evento civile ha luogo sul sagrato, ndr), qui c'è una semiotica pericolosa, si rischia di confondere simboli religiosi e civili».

Riflessioni piene di dubbi ma diplomatiche, dietro a cui però - raccontano i retroscena - si è consumato un mezzo scontro tra gli organizzatori del funerale di Fo e i vertici religiosi del Duomo, tanto che il Comune di Milano è dovuto intervenire come mediatore (promettendo che ci sarebbero stati solo feretro e familiari, cosa che non è avvenuta), dopo un sopralluogo venerdì. La Fabbrica del Duomo è l'ente ecclesiastico «preposto alla conservazione e valorizzazione della Cattedrale», il cda è nominato in maggioranza dal ministero dell'Interno «sentito l'Arcivescovo», e tra quelli scelti così dal Viminale si decide il presidente, che dal 2014 è lo stesso arciprete del Duomo, monsignor Borgonovo, molto scettico sulla celebrazione civile di Fo sul sagrato. La resistenza religiosa si è scontrata con la volontà della famiglia Fo di celebrare proprio lì il funerale, e la mediazione ottenuta dall'intervento del Comune di Milano, guidato dal piddino Beppe Sala presente ai funerali e già al lavoro per trovare una via o una piazza da intitolare a Fo, è consistita da una parte nel convincere gli organizzatori a spostare l'orario da loro prescelto, dalle 15 a mezzogiorno, perché alle 15.30 era già in programma da tempo il Giubileo dei chierichetti della diocesi e non si poteva certo chiedere di annullarlo. Dall'altra, a superare le resistenza ecclesiali e permettere di commemorare l'artista defunto sul sagrato della cattedrale meneghina sede dell'arcidiocesi, nonostante rappresenti un'eccezione alla regola mai realizzata «a memoria d'uomo».

Il taglio molto politico (rivendicato da Petrini tra gli applausi) del funerale, tra memorie comuniste, esponenti Pd e i vertici al completo del M5S, avrà senz'altro confermato i dubbi della Chiesa sull'opportunità di concedere quello spazio religioso, ma ormai è andata. Il cardinale Angelo Scola, arcivescovo di Milano, non commenta, si limita ad un pensiero: «Fo ha sempre detto io sono ateo, ma spero sempre di essere sorpreso. Credo che questa sorpresa adesso l'abbia incontrata».

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