Il Covid allarma gli ospedali. Ffp2, è lite Parisi-Bassetti

L'occupazione sale al 10%. Il direttore del 118: "Riecco le polmoniti". Nobel contrario alla caduta dell'obbligo

Il Covid allarma gli ospedali. Ffp2, è lite Parisi-Bassetti

Il Nobel Giorgio Parisi bacchetta ministri, sindacati e mondo del lavoro con parole durissime: «È un assurdo che nell'incontro fra governo e parti sociali si sia ridotto l'obbligo della mascherina: non è sensato ridurre le protezioni sanitarie in momento in cui l'epidemia di Covid sta aumentando in modo esponenziale». Ricordiamo che nel protocollo d'intesa è caduto formalmente l'obbligo di indossarle la mascherina Ffp2 ma è considerata una barriera importante per fronteggiare il virus negli ambienti di lavoro. Quindi tutti la dovranno indossare fino a che Omicron non molla la presa. Un'ovvia considerazione lasciata alla discrezionalità di ogni singolo datore di lavoro.

E ci sono già fior di specialisti che ridimensionano le parole del Nobel. Come Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive al San Martino di Genova: «Nutro un rispetto straordinario per il fisico, un orgoglio nazionale - precisa l'infettivologo - ma qualche volta si può anche dire che non si risponde di argomenti non conosciuti. Il mio è un richiamo forte alle competenze». E aggiunge: «È un po' come quando, durante i Mondiali o gli Europei di calcio, tutti diventano ct».

In realtà, in questa fase, ognuno si sente libero di dire la sua. Non solo sulla mascherina ma sulla durata di questa ondata estiva. Per alcuni, tra pochi giorni Omicron si calmerà, per altri non c'è da stare allegri sull'impatto di questa nuova variante. Il presidente nazionale del Servizio Sanitario di Urgenza 118, Mario Balzanelli teme un ritorno al passato: «Stiamo ricominciando a vedere polmoniti virali che richiedono la ventilazione assistita provocate dalla Omicron BA.5». Balzanelli però non offre numeri su cui discutere. Ma quelli ufficiali parlano di 275 pazienti in terapia intensiva (11 in più del giorno precedente) con un tasso di occupazione del 2,6%. In questo gruppo di persone ci sono fragili, gente che non si è vaccinata, anziani con pluripatologie o chi non ha fatto la terza dose. Insomma, una platea di «papabili» che può facilmente ammalarsi in modo grave anche con Omicron 5.

Massimo Ciccozzi, epidemiologo all'Università Campus Bio-Medico di Roma, smentisce l'esponente del 118: «Non ci sono dati scientifici che facciano pensare a un interessamento dei polmoni. Inoltre le terapie intensive non sono in sofferenza e non si vedono polmoniti bilaterali a detta di molti infettivologi». Insomma, secondo l'esperto «Omicron 5 è molto contagiosa al pari del morbillo ma non patogena».

È' vero che la situazione non va sottovalutata. Alcuni ospedali potrebbero riaprire, se la situazione non si stabilizza nelle prossime due settimane, nuovi reparti Covid (ridotti da mesi). I numeri sono in crescita: il report di ieri segnala 63 decessi, 84.700 nuovi contagi, 205 ricoveri che fa salire il tasso di occupazione al 10%. Ma, per contro, c'è da dire che attualmente stiamo sfiorando il milione di contagi, numero addirittura sottostimato secondo l'Iss che parla di «forte aumento della quota di persone che hanno avuto un'infezione non notificata ai sistemi di sorveglianza per motivi legati a fenomeni di sottodiagnosi o autodiagnosi». E nonostante la grande diffusione la pressione sanitaria è sotto controllo. «È vero che attualmente i sintomi di Omicron 5 sono più impegnativi di Omicron 1 ammette Ciccozzi febbre più alta, tosse profusa ma generalmente tutto si risolve in una settimana».

Il futuro di questa ondata? L'epidemiologo è ottimista: «Raggiungeremo a metà mese il picco e probabilmente ci sarà una discesa ma è fondamentale il buon senso nostro nell'uso delle mascherine, vanno usate quando è necessario».

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