Divieto di slalom tra auto: la protesta dei motociclisti

Dopo 5 anni di prova, una legge del 1° febbraio proibisce lo "svicolo". Sit-in in strada per 20mila

Divieto di slalom tra auto: la protesta dei motociclisti

Sono decine di migliaia i motociclisti che ieri si sono mobilitati in tutto l'Esagono per chiedere il diritto di viaggiare liberamente tra file di automobili bloccate nel traffico. Il cosiddetto «svicolo», che salva quotidianamente i centauri dal triste primato francese degli imbottigliamenti su strada, è infatti stato vietato dopo una sperimentazione giudicata fallimentare. Più che i ranghi, i biker ieri hanno dunque serrato le marmitte chiedendo la «legalizzazione» dello «svicolo», spiegando che la nuova stretta rischia di trasformare la quotidianità in un incubo.

I numeri, però, sembrano dar loro torto. L'organismo che vigila sulla sicurezza stradale in Francia sostiene che gli incidenti su due ruote siano aumentati del 12% sui tratti interessati dai 5 anni di prova. Dal 1° febbraio, «svicolare» è quindi considerato alla stregua di un sorpasso a destra, punito con una multa di 135 euro e perdita di 3 punti sulla patente. Le due ruote, rappresentate nella maxi-manifestazione di ieri dalla Fédération des Motards en colère (Ffmc), espressione dei centauri arrabbiati per il divieto, hanno invaso l'Esagono in rappresaglia pacifica: da Parigi a Lille, fino a Tolosa, Bordeaux e Lione, Francia assediata dai rombi e strade bloccate da «operazioni lumaca».

Non solo bolidi in stile americano, ma pure scooter e cinquantini. Quasi 20mila hanno aderito alla protesta. Prova di compattezza che ha spiazzato il governo, che in serata provava a spiegare in tv le ragioni della drastica scelta: il cosiddetto Cif (la circolazione tra le file) è stata nuovamente vietata dal 31 gennaio nonostante sia diffusa un po' ovunque Oltralpe. Era stata autorizzata solo in via sperimentale dal 2016 nei dipartimenti dell'Île-de-France, la regione di Parigi, Rodano e Gironda. Esperimento dal risultato «deludente», secondo le statistiche della Sécurité routière.

«Gli enarchi che gestiscono la sicurezza stradale probabilmente non sono mai montati su una moto», tuona Julien Guaquier dalla sua monoposto. «Tutti i motociclisti sono stufi delle restrizioni», assicurano altri centauri che ieri hanno invaso anche la capitale, rilanciando su Twitter le immagini di una Avenue Foch inondata da un migliaio di motociclisti d'ogni tipo. Piccola e grande cilindrata, sportive e Streetfighter, Naked e Crossover. Uomini con mogli/fidanzate al seguito e viceversa.

Francis da Hénin-Beaumon, feudo lepenista del nord, ha raggiunto la Ville Lumière spiegando d'aver aderito perché non si possono «sostenere costi aggiuntivi». Tradotto: multe. Colpirebbero anche i «pendolari» su due ruote. Philippe e Laurence, residenti a Santes, si chiedono: «Perché vietare lo svicolo quando funziona?», e via di slogan che ha fatto impazzire la rete: «Più motociclette=meno ingorghi». Per la coppia di amici-pendolari la restrizione causerà infatti solo ulteriori paralisi. «Riesci a immaginare sulla tangenziale, se le moto devono stare dietro alle auto?». «È la specificità dei centauri svicolare», spiega Jean-Marc Belotti, coordinatore della Ffmc. «Se si proibisce, non serve più avere una moto».

L'Ffmc chiede di considerare il traffico inter-fila come una «questione di buon senso», lasciando che sia ogni motociclista a gestire l'asfalto a seconda delle situazioni, senza paletti generici: «Basta che ci sia davanti a noi un Suv o un furgone e abbiamo pochissima visibilità in colonna - si legge tra i vari esempi sul

loro sito - Basta una frenata improvvisa del conducente davanti e l'auto posteriore può ridurci a un sandwich, schiacciati». È però vero che dal 2016 lo «svicolo» ha provocato 1.650 incidenti leggeri, 161 gravi e 16 mortali.

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