E parte la rappresaglia: "Salva Roma? Mai"

Salvini: «Niente aiuti alla Raggi». I sospetti sull'alleato: «C'è chi vuol stare con il Pd»

E parte la rappresaglia: "Salva Roma? Mai"

Milano La tensione è altissima, Salvini furioso con i Cinque Stelle («Degli scappati di casa che fanno i giustizialisti quando pare a loro, sono delle m...» in un sms ai suoi), ma nonostante la convivenza sempre più difficile il leader della Lega per ora non vuole far saltare il banco. «Il mio obiettivo è andare avanti fino alla fine con un governo che ha fatto bene in questi mesi e può fare bene nei prossimi 4 anni (dopo essersi fatto sfuggire in lapsus «nei prossimi 4 mesi», ndr). Se qualcun altro ha dei dubbi, chiedetelo a qualcun altro. Non c'è tempo da perdere in litigi che non interessano agli italiani e in fantasie su crisi che non esistono. Abbiamo troppe cose da fare» spiega Salvini dopo l'incontro al Consolato brasiliano con Eduardo Bolsonaro, il figlio del presidente del Brasile.

Il piano B di un governo con Meloni e Berlusconi? «Non è all'ordine del giorno. Non ci sto pensando. Spero che nei Cinque stelle non ci sia una corrente di sinistra che pensa a un governo col Pd». La pace con gli alleati di governo è solo apparente e Salvini sceglie un bersaglio facile, Virginia Raggi, per far capire ai grillini che ad ogni attacco - a partire dal caso Siri - ci sarà un contrattacco della Lega sulla questione Roma, nervo scoperto del M5s. Non c'è solo il giudizio durissimo sull'amministrazione della sindaca ma anche un veto sul salvataggio statale del Comune di Roma e del suo debito mostruoso (12 miliardi). L'operazione non è affatto scontata. Il Salva-Roma non sarà inserito nel decreto Crescita, spiega Salvini: «Non penso che ci siano Comuni di serie A e di serie B. O si aiutano tutti o nessuno. Anche Catania o Alessandria sono in difficoltà, ce ne sono centinaia in difficoltà. Se c'è un intervento per aiutare tutti i Comuni in difficoltà, parliamone. Se c'è un intervento per aiutare un solo Comune in difficoltà (Roma, ndr), no». Poi aggiunge: «Quello che mi spaventa nella Capitale è che ci sia un sindaco che dichiara che non ha il controllo della città». Per contrastare il degrado c'è la circolare del Viminale sulle zone rosse e il decreto sicurezza, «basta leggere le norme e applicarle, ma evidentemente la Raggi è distratta» attacca ancora il ministro dell'Interno, che «non ha tempo per rispondere agli insulti» della sindaca («Salvini sa solo indossare divise»), «mi spiace solo per come è ridotta Roma». L'altro fronte su cui il leader leghista non farà sconti al M5s è il reddito di cittadinanza, che già sta creando problemi tra importi più bassi del previsto e gestione farraginosa delle richieste. Il messaggio è: se sarà un fallimento, sarà tutta colpa di Di Maio, la crisi di governo «è solo nella sua testa», mentre «farebbe bene a controllare che il reddito di cittadinanza non finisca a furbetti, delinquenti ed ex terroristi».

Questo il clima nel governo. Tutto è fermo in attesa del 26 maggio, data del voto europeo in cui Salvini scommette in un ottimo risultato e nel sorpasso sul M5s, che ha alzato il tiro sulla Lega proprio per recuperare consensi. Il 2 maggio Salvini sarà a Budapest per incontrare Orban, il 18 maggio in Duomo porterà gli alleati sovranisti europei, dalla Le Pen agli olandesi, mentre ieri ha stretto contatti con la famiglia Bolsonaro, il presidente che gli ha restituito il latitante Cesare Battisti («Il Brasile chiede scusa all'Italia per tutto gli anni in cui è rimasto nel Paese» ha detto Bolsonaro jr, insignito da Salvini di una spilla in quanto «leghista ad honorem»).

Quanto a tasse ed accise da tagliare, c'è ancora molto da aspettare. La flat tax «si farà, se non per tutti per molti» dice Salvini, facendo capire che sarà appunto solo entro un certo reddito, per gli altri niente.

Il taglio delle accise da lui promesso in campagna elettorale come la prima cosa da fare al primo Consiglio dei ministri? «È uno dei nostri obiettivi togliere le 8 accise più vecchie, certo non tutte, mica può essere gratis la benzina».

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