'È fuorviante e contraddittoria'. Scoppia la guerra legale sul piano segreto

Tra pochi giorni l'udienza di fronte al Tar. La contro-memoria accusa il ministero: "Ecco perché non dice il vero"

'È fuorviante e contraddittoria'. Scoppia la guerra legale sul piano segreto

Una battaglia legale è un po' come una partita a tennis. Dritto, rovescio, dritto, rovescio. Uno scambio di posizioni, ipotesi, deduzioni. Il 22 dicembre - dpcm permettendo - di fronte alla III sezione quater del Tribunale amministrativo del Lazio si terrà l'udienza sulla querelle che contrappone il ministero della Salute, difeso ex lege dall'avvocatura dello Stato, e due deputati di Fratelli d'Italia. Tema del contendere è il "piano segreto" anti-Covid spifferato ai media da un dirigente ministeriale, subito smentito, diventato terreno di scontro politico e ancora sommerso in una fittissima nebbia. Il Tar dovrà decidere se "condannare" o meno il governo a rendere pubblico quel documento. E mentre nei giorni scorsi ilGiornale.it, in esclusiva, aveva dato conto della memoria depositata dall'avvocatura ai giudici, oggi la palla passa nel campo opposto. Dove Fdi risponde con un rovescio alla strategia difensiva del ministero.

Nella memoria inviata ieri al Tribunale, l'avvocato Silvia Marzot, che rappresenta Galeazzo Bignami e Marcello Gemmato, ripercorre i motivi che hanno spinto i due onorevoli a rivolgersi alle toghe amministrative. L'inizio della battaglia legale risale al 4 agosto. Quel giorno i due ricorrenti presentano al ministero della Salute un'istanza di accesso civico generalizzato "avente ad oggetto la ostentazione del Piano nazionale emergenza per contrastare il coronavirus". Il motivo è semplice: ad aprile Andrea Urbani, direttore della Programmazione del ministero, ne aveva parlato al Corriere affermando che, nella prima fase dell'emergenza, non vi era stato alcun "vuoto decisionale" perché governo ed esperti "già dal 20 gennaio" avevano "pronto un piano secretato e quel piano abbiamo seguito”. Cos'è questo documento?

Per scoprirlo Bignami e Gemmato ne richiedono una copia a viale Lungotevere Ripa 1. Che però non risponde. Trascorsi i 30 giorni canonici entro cui l'Amministrazione dovrebbe battere un colpo, i deputati si rivolgono al Tar. Il quale fissa l'udienza per il 22 dicembre. La richiesta dei ricorrenti è semplice: "Ordinare all'amministrazione di provvedere" alla "ostensione" del piano segreto o "di ogni altro atto o provvedimento connesso, ancorché sconosciuti dai ricorrenti". Pochi giorni fa, come rivelato dal Giornale.it, l'avvocatura ha detto la sua: il ministero ritiene che tutto sia sorto da "erronee interpretazioni delle dichiarazioni rese" da Urbani, ribadisce che il testo di cui tanto si parla è solo lo studio di Stefano Merler e assicura che non esiste alcun “piano” ma solo elaborazioni matematiche e dati statistici. Insomma: tutto un abbaglio. Tanto che per mostrarsi diligente ha pure chiesto al Cts l'analisi di Merler (di cui era venuta a conoscenza ma "non era detenuto o nella disponibilità" del ministero) e l'ha depositata agli atti. Come a dire: finiamola qui.

Per Bignami e Gemmato, però, quanto detto dall'avvocatura "non corrisponde al vero" perché "confonde volutamente ed artatamente i fatti" di cui si parla. Non è infatti il documento di Merler che i ricorrenti vogliono e il ministero non può lavarsene così le mani "per ragioni oggettive e insormontabili". Intanto perché il dossier Merler, come confermato al Giornale.it da una fonte accreditata, "non è un piano" ma solo "uno scenario predittivo". I due documenti (il "piano" e lo "studio") sono due cose distinte. "Ciò di cui i ricorrenti oggi chiedono l'ostensione - si legge nella memoria - è invece, riprendendo le parole del dott. Urbani, un ''Piano nazionale di emergenza' uscito dal Ministero della Salute che, come dice sempre Urbani, è stato 'seguito'". Non dati o elaborazioni matematiche, insomma. Ma "un piano operativo" messo in atto "per diretta ammissione (mai smentita, ma anzi confermata) da Urbani". In fondo basterebbe il titolo dei due file per capire si parla di mele e pere: lo studio Merler "postula, come dice il titolo stesso, che il virus non sia contenuto localmente"; mentre il "piano secretato" postula "l'azione necessaria per contenere il virus".

I ricorrenti si pongono inoltre alcune domande sulle date. Urbani nella sua intervista parla di un "piano" pronto già dal 20 gennaio. Il 22 gennaio poi il ministero farà nascere una task force di esperti. Lo studio Merler invece viene presentato al Cts solo il 12 febbraio. "Come può il ministero sostenere quindi che il documento di cui i ricorrenti chiedono l'ostensione" sia l'analisi del ricercatore? "Semplicemente è impossibile", scrive l'avvocato Marzot. "Neppure si può sostenere che lo studio Merler fosse nella disponibilità del ministero prima che venisse illustrato al Cts, visto che proprio la difesa avversaria dice agli odierni ricorrenti che il ministero non ha lo Studio Merler e che avrebbero dovuto chiederlo al Cts".

Resta sempre l'ipotesi che quel "20 gennaio" sia stato un errore e che Urbani in realtà volesse dire "20 febbraio". I ricorrenti sono però "sorpresi" che l'avvocatura possa arrivare ad affermare che le parole del direttore "non costituiscano 'certa e attendibile informazione' visto che quelle dichiarazioni non sono mai state smentite benché pubblicate sul principale quotidiano italiano". Anche perché nell'articolo "si afferma che il Piano di cui Urbani svela l’esistenza al Corriere della Sera è 'uscito dal Ministero' e non dal Cts", che infatti viene costituito solo il 5 febbraio.

I ricorrenti ritengono ci siano diversi punti oscuri e non poche contraddizioni nella difesa del ministero. Primo: "Urbani parla di un documento di gennaio", mentre l'avvocatura "di un documento di febbraio". Secondo: "Urbani parla di un piano seguito per contrastare la diffusione del Covid-19", e la difesa "di un documento che prefigura scenari nel caso il Covid-19 non venga fermato". Terzo: "Urbani parla di un documento operativo seguito dal ministero", e invece i legali "di uno scenario matematico e statistico". Quarto: "Urbani parla di un documento uscito dal ministero", mentre non si capisce come mai "la difesa avversaria dice che è del Cts". Insoma: si mettessero d'accordo. Tutto questo, secondo i due di FdI, basterebbe "a far comprendere che l'avvocatura ha prodotto un documento" (lo studio Merler) "che in nulla e per nulla collima con quello di cui si chiede l’ostensione" (il piano segreto).

C'è poi un altro punto su cui fanno leva Bignami e Gemmato. Nella memoria difensiva, definita "fuorviante e palesemente contraddittoria", l'avvocatura scrive che lo studio del ricercatore "non è un Piano pandemico approvato con atto formale dal ministero della Salute, né un atto elaborato da una P.a., né è detenuto dal ministero". Ma perché precisarlo? I ricorrenti, infatti, "non hanno mai affermato che il Piano di cui parla Urbani sia un piano pandemico". Vogliono solo vedere quanto citato dall'esperto in quell'improvvida intervista. "Se questo è un Piano pandemico o no - scrive la legale - sarà proprio una delle verifiche conseguenti alla produzione di questo Piano".

In alternativa, il ministero "dica se in realtà non esisteva alla data delle dichiarazioni di Urbani alcun Piano di Emergenza (o Pandemico) e che quindi non vi è alcun documento da produrre". Il che poi avrebbe le conseguenze politiche del caso.

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