Giordania, la faida di corte nelle mani dello zio Hassan

Re Abdullah lo incarica di ricomporre la frattura con Hamzeh. Lettera di pace dopo le accuse di corruzione

Giordania, la faida di corte nelle mani dello zio Hassan

Non intende tacere l'ex principe ereditario Hamzeh bin Hussein, 41 anni, al centro di un presunto tentativo di colpo di stato che ha sconvolto per tre giorni il regno giordano. Agli arresti domiciliari da sabato, ribatte colpo su colpo. Dopo il video di domenica, quando ha denunciato il «bullismo» di corte, ieri è intervenuto su Twitter. E ha detto che intende disobbedire agli ordini militari di cessare le comunicazioni: «Ovviamente non obbedirò quando mi si dice che non sono autorizzato a uscire, a twittare, a comunicare con le persone e che mi è permesso solo vedere la mia famiglia», ha ribadito in una registrazione audio: «Quando il capo dell'esercito ti dice queste cose, penso che sia inaccettabile». Ora però re Abdullah ha avviato una mediazione con lui e ha affidato il compito a suo zio, il principe Hassan. E a sera spunta una lettera di Hamzeh in cui giura fedeltà al re.

Il principe è accusato di complotto con «entità straniere» per destabilizzare il regno e con lui sono stati arrestati 17 funzionari di alto livello. Il vice primo ministro Ayman Safadi lo ha accusato di aver cercato di mobilitare «capi clan» contro il governo, e ha precisato che il complotto era stato «stroncato sul nascere». L'ex erede al trono nega, ma ha criticato il governo del re, dicendo che il Paese è in preda alla «corruzione, al nepotismo e al malgoverno». Il principe Hamzeh è il fratellastro del re Abdullah II e la frattura tra i due è senza precedenti. Le tensioni all'interno della famiglia reale, tuttavia, sarebbero presenti già da tempo. Hamzeh è il figlio maggiore del defunto re Hussein e della sua moglie preferita, la quarta e americana regina Noor. È stato nominato principe ereditario di Giordania nel 1999 ed era uno dei preferiti di re Hussein, che spesso lo ha descritto come «la gioia dei miei occhi». Al momento della sua morte, però, è stato il suo fratellastro maggiore, Abdullah, a salire al trono privando Hamzeh del titolo di principe ereditario nel 2004. La mossa è stata un duro colpo per la regina Noor, che aveva sperato di vedere il suo figlio maggiore diventare re.

Ma la vicenda non lesina altri colpi di scena. Un uomo d'affari israeliano e amico intimo di Hamzeh, Roy Shaposhnik, ha detto di aver offerto alla moglie e ai figli del principe un jet privato per fuggire dalla Giordania. Un fatto che suggerirebbe che i reali accusati dal governo di «promuovere la sedizione» potrebbero aver pianificato di lasciare il Paese. Ma domenica, Noor ha twittato dicendo che «sta pregando che la verità prevalga per tutte le vittime innocenti di questa calunnia». È chiaro quindi che non accetta la versione del tentato colpo di Stato da parte di suo figlio contro il fratellastro.

Già due anni fa, nel maggio 2019, il quotidiano kuwaitiano Al-Qabas ha pubblicato un rapporto secondo cui qualcuno vicino al re stava complottando per ordire un colpo di Stato. Poco dopo, Abdullah ha licenziato il capo dell'intelligence Adnan al-Jundi. Secondo alcuni analisti questa azione aveva lo scopo di placare le grandi proteste che attraversavano il regno per chiedere lavoro, tagli fiscali, guerra alla corruzione e la cacciata del re.

La monarchia hashemita, uno dei primi governi

arabi a riconoscere Israele, svolge un ruolo centrale: è un ponte tra lo Stato ebraico e il resto del Medio Oriente ed è anche un alleato chiave dell'Occidente. Ora si teme che l'intera regione possa essere destabilizzata.

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