La guerra su Marte

L'Esa sospende la missione ExoMars, la Stazione Spaziale Internazionale divisa da un muro. L'astrofisica Patrizia Caraveo: "Sotto le bombe 50 anni di progresso scientifico"

La guerra su Marte

La guerra in Ucraina arriva su Marte. Dove non arriverà invece la missione europea a guida italiana ExoMars, prevista per il prossimo settembre e che avrebbe visto una collaborazione tra Mosca e l'Agenzia spaziale europea. Tutto sospeso, e l'annuncio è arrivato dall'astronauta Luca Parmitano nel corso della sua Lectio magistralis per il conferimento della laurea honoris causa alla Lumsa di Palermo. Dopo che si era tenuta una riunione del board dell'Esa: «Negli ultimi due giorni - ha affermato il direttore generale dell'Esa, Josef Aschbacher - gli Stati membri hanno valutato l'impatto della guerra in Ucraina sui programmi. Insieme abbiamo preso la decisione, dura ma necessaria, di sospendere il lancio di ExoMars con Roscosmos, l'agenzia spaziale russa». L'Italia, attraverso la propria Agenzia spaziale (ASI), è il principale sostenitore della doppia missione Exomars con il 40% dell'investimento totale. Una missione suddivisa in due fasi: nella prima, lanciata il 14 marzo 2016, una sonda ha raggiunto l'orbita di Marte per iniziare una lunga fase di indagini sulla presenza di metano e altri gas presenti nell'atmosfera. E anche per cercare indizi di una presenza di vita attiva. Questa fase prevedeva anche l'atterraggio sul Pianeta Rosso, ma il modulo precipitò distruggendosi. La seconda parte doveva portare il rover Rosalind Franklin, capace di muoversi e penetrare il suolo per analizzarlo. «È presto per dire come andranno le cooperazioni spaziali con Russia, che è coinvolta in molti progetti spaziali europei - ha concluso Aschbacher -. Ora valuteremo se possiamo procedere da soli o con altri partner». A stretto giro la risposta di Roscosmos: «Saremo in grado di effettuare una spedizione marziana da soli - ha affermato il Ceo Dmitry Rogozin -. Perderemo diversi anni, ma condurremo questa spedizione di ricerca dal nuovo sito di lancio del Cosmodromo di Vostochny».

La sua scoperta era una stella che non c’era, o meglio non si vedeva. Ora si chiama Geminga, alla milanese (appunto «non c’è»), perché alla fine – come diceva Napoleone – «se è possibile è stato già fatto, se è impossibile si farà». L’impossibile ora è in Ucraina e sta mettendo a rischio anche lo Spazio. Mosca ha minacciato qualche giorno fa la Stazione Spaziale Internazionale, e adesso ecco la sospensione della missione su Marte. Patrizia Caraveo, scienziata di fama internazionale e dirigente di ricerca dell’Istituto Nazionale di Astrofisica, avrebbe insomma voluto continuare ad occuparsi d’altro: il suo ultimo libro, Sidereus Nuncius 2.0 ( l’ideale prosecuzione di quello di Galileo Galilei), parla di un’astronomia pronta a una nuova era. «Ma per la prima volta i venti di guerra sono arrivati in orbita e si spingono nell’Universo. E tutto questo rischia seriamente di annullare 50 anni di progresso scientifico».

Un incredibile effetto collaterale.

«Non era mai successa una cosa del genere. Anche per la crisi della Crimea, nel 2014, non si era mai arrivati al punto di rottura. Questa volta il capo di Roscosmos Dmitry Rogozyn però ha aperto una crepa forse irreparabile. Allora aveva lanciato sui social dei tweet pesanti contro gli americani, tipo adesso i vostri astronauti mandateli nello spazio con la fionda. Ma poi non era successo nulla».

In questo caso invece?

«Rogozyn ha scritto dei messaggi deliranti innescando un botta e risposta pericoloso. Nasa e Esa all’inizio hanno abbozzato, ma l’ente spaziale tedesco invece ha ordinato ai suoi di non collaborare più coi russi. E di cancellare ogni programma in corso con loro».

Era solo la Germania, però.

«Sì, ma il risultato è stato subito demenziale. Nella Stazione Spaziale Internazionale, in questo momento, c’è un cosmonauta tedesco che non può andare nella parte russa. Dove c’è uno strumento della sua nazione che è stato spento».

E adesso la spedizione su Marte...

«L’Europa doveva lanciare in Kazakistan, a settembre, la missione ExoMars. Per farlo c’è una finestra di due settimane ogni due anni circa: si capisce cosa vuol dire rimandare... D’altronde l’Esa aveva già fatto sapere nei giorni scorsi che non erano “sicuri di poter lanciare”. Era un modo carino per dire “ci hanno mandato a quel paese”».

Questa guerra davvero fermerà la scienza?

«Sta già facendo danni incalcolabili. Anche se non tutte le istituzioni la pensano allo stesso modo, per fortuna. Il Cern ha 1000 scienziati russi, l’8% del suo personale. Ha duramente condannato l’invasione in Ucraina ma non ha certo in testa di privarsi delle sue menti migliori».

Che però non hanno preso posizione contro Putin.

«Ma secondo voi è possibile chiedere loro di dissociarsi? A persone che possono finire in galera o che devono difendere una famiglia che vive in un regime, ormai è chiaro, dittatoriale. So che molti hanno firmato l’appello per la pace, poi però ci sono 200 rettori che hanno scritto una lettera in supporto al presidente russo. Chi può dire l’hanno fatto? Magari o firmi o ti dimetti. Con quel che ne consegue».

Parliamo della minaccia nucleare: la scienza può essere cattiva?

«Beh, non è che siccome una matita ti può essere ficcata in un occhio, allora non si usa. Le scoperte scientifiche hanno valore assoluto, ovviamente se pensate a fin di bene. E poi: sa qual è l’arma più letale dell’umanità?».

Dica.

«Il cuscino. È l’oggetto con cui si ammazzano più persone nel mondo». Come se ne esce adesso? «Ho passato la mia carriera a vivere all’interno di collaborazioni. Anche quando c’è il Muro si andava in Unione Sovietica: c’era uno scambio di informazioni, perché noi avevamo la tecnologia e loro i lanciatori, come oggi. Anche quelli erano tempi difficili, ma si lavorava insieme per un obiettivo comune».

Sarà difficile tornare indietro?

«Non lo so. È bastato un tweet per far saltare in aria 50 anni di sforzi. Quando Reagan capì che le Guerre stellari non le avrebbe vinte nessuno, è andato da Gorbaciov e hanno trovato il modo di aprire la Stazione Spaziale Internazionale. Adesso Roscomos sta mandando tutto all’aria. Io a Kiev, a Kharkov, ci sono stata: in quelle piazze ora vedo solo macerie. E non ho ancora capito perché».

Alla fine: c’è più caos nell’universo o su questa

Terra?

«Ah, nell’universo ci sono imprevedibili ma logici perché seguono le leggi della fisica. Nella testa dei terrestri c’è invece il prodotto di fattori psicologici difficili da spiegare. Mi sa che il vero caos è qui».

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