I big di Forza Italia in campo alla vigilia del test elettorale

Berlusconi attende i risultati. Da questi dipenderanno la linea con la Lega e la riorganizzazione degli azzurri

I big di Forza Italia in campo alla vigilia del test elettorale

I big di Forza Italia sono sul territorio per la chiusura della campagna elettorale amministrativa. Il presidente dell'Europarlamento Antonio Tajani da Frosinone a Fiumicino, Adriano Galliani ad Imola, la capogruppo al Senato Anna Maria Bernini da Spoleto a Cagliari, l'omologa alla Camera Mariastella Gelmini da Brindisi a Brescia, Mara Carfagna a Siena, Maurizio Gasparri ad Ancona e altre città marchigiane. Nessuno, anche dove candidati azzurri e leghisti sono diversi, fa polemica con gli alleati al governo con il M5s. Si aspetta domani e i ballottaggi del 24 giugno, poi si vedrà.

Si conta di portare a casa, dove il centrodestra è unito, quante più amministrazioni e sindaci possibile. «Su una ventina di capoluoghi di provincia - dice Gasparri, che ha rappresentato Fi al tavolo nazionale per le candidature - corriamo uniti in 16, nei due più grandi, Catania e Brescia il candidato è azzurro. E nella maggior parte anche dei comuni minori siamo compatti». Spiega Marcello Fiori, responsabile Enti locali di Fi: «Ormai anche le roccaforti di sinistra sono attaccabili e la partita si gioca un po' ovunque tra centrodestra e M5s». Il che qualche problema ai leghisti potrebbe crearlo.

Ad Arcore, Silvio Berlusconi aspetta i risultati del voto amministrativo per decidere quale sarà, nel futuro prossimo, la posizione verso la Lega. E, dopo aver a lungo tentennato, è ormai convinto a intervenire sul partito per rilanciarlo. L'idea è quella di un «comitato ristretto» che affianchi il leader azzurro, più che di un unico vicepresidente. E di tanti dipartimenti per aree, dall'economia alla giustizia, dalla sanità allo sport. Ci saranno sostituzioni tra i coordinatori regionali che non sono stati all'altezza, mentre non sembra più d'attualità l'ipotesi di tre coordinatori per macroaree. Si era parlato di Giovanni Toti al Nord, di Tajani al Centro e della Carfagna al Sud e certo i tre dirigenti faranno parte del gruppo di vertice che deve riorganizzare Fi entro settembre.

Il governatore della Liguria Toti, ribadisce in un'intervista al Corriere della Sera che per lui l'orizzonte è un partito unico del centrodestra. Ma ora che la Lega governa con il M5s e deve chiarire se è solo «una parentesi», le altre forze dovrebbero costruire «la seconda gamba del centrodestra», con una nuova classe dirigente di eletti e amministratori, una Costituente, un'Assemblea con «regole democratiche». Parla di Fi e Fdi, ma anche dei piccoli partiti e movimenti di centro e delle liste civiche, alle quali ci si è molto affidati localmente.

La missione, ora, è di essere «sentinelle» del governo.

La Carfagna promette che gli azzurri vigileranno per evitare l'aumento dell'Iva. La Bernini chiede perché mancano ancora viceministri e sottosegretari». Renato Brunetta avverte che per i conti pubblici è in arrivo «la tempesta perfetta». La Gelmini pretende una linea chiara sull'Ilva.

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