Irriducibili, killer e boss. I 778 dannati all'inferno

Dalla brigatista Lioce ai mafiosi della "Cupola". Ecco chi sono i detenuti sottoposti al carcere duro

Irriducibili, killer e boss. I 778 dannati all'inferno

Stesso carcere, stesso reparto. Uno dei più temuti di tutti, tra i 778 italiani detenuti al 41bis, vive a poche decine di metri da Alfredo Cospito, l'anarchico che con il suo sciopero della fame ha riaperto il dibattito sul «carcere duro». Il padrino si chiama Antonino Madonia, è stato per decenni un sicario freddo e professionale, e in questa veste ha partecipato di persona a quasi tutti gli omicidi eccellenti decisi da Cosa Nostra: a partire dall'uccisione del prefetto Dalla Chiesa. Arrestato nel 1989, «Nino» Madonia è considerato la prova vivente della necessità del 41bis, perché si scoprì che appena gli era stato incautamente revocato il trattamento di massima sicurezza era tornato dalla cella a governare il clan e a dettare legge, affari, crimini.

Il carcere milanese dove sono rinchiusi sia Madonia che Cospito ospita oggi una delle massime concentrazione d'Italia di detenuti al 41 bis. Centouno, tra i quali (almeno fino a qualche tempo fa) Michele Zagaria, capo storico della Camorra: Zagaria a Opera era tra le poche decine di detenuti in tutta Italia per i quali neanche il 41bis è considerato sufficiente a recidere del tutto i legami con l'esterno. A questi (una cinquantina, secondo gli ultimi dati disponibili) vengono destinate le cosiddette «aree riservate», in condizioni di deprivazione quasi totale. Nel penitenziario sardo di Bancali, dove stava anche Cospito fino a martedì, l'«area riservata» è scavata addirittura sotto il livello del suolo.

Ma anche senza arrivare all'estremo delle «aree riservate», è l'intera rete dei reparti di 41bis a essere connotato da condizioni di vita talmente dure da sollevare una domanda: chi sono, quesi 778 detenuti che per essere resi inoffensivi necessitano di questo trattamento?

L'elenco completo ufficiale non viene reso noto dal Dap, la direzione delle carceri, nonostante l'assegnazione al 41bis sia basata su provvedimenti dell'autorità giudiziaria e del ministero. È possibile però risalire a una serie di nomi grazie alla suddivisione per categorie di reato contenute nella relazione per l'anno giudiziario 2023 della Cassazione.

Si scopre che nelle dodici carceri italiane dotate di un reparto di massima sicurezza sono rinchiusi attualmente 242 camorristi, 195 appartenenti alla 'ndrangheta, 232 a Cosa Nostra siciliana, e venti alla Sacra Corona Unita. Solo quattro detenuti al 41 bis sono accusati reati connessi al terrorismo. Curiosamente, nessuno di questi è legato al terrorismo islamico, fenomeno sicuramente più attuale della violenza di stampo brigatista. Tra i quattro ex Br oggi rinchiusi al 41bis il nome più noto è quello di Nadia Desdemona Lioce, la dirigente delle «Nuove Brigate Rosse - Nuclei comuisti combattenti» condannata all'ergastolo per gli omicidi dei giuslavoristi Marco Biagi e Massimo D'Antona, oltre che del poliziotto Emanuele Petri. Irriducibile come la Lioce, e anche lui detenuto al 41bis, è un altro delle «nuove Br», Marco Mezzasalma, ospite del reparto di massima sicurezza di Opera.

Poche unità, ultimi cascami della stagione trascorsa della lotta armata in Italia. La stragrande maggioranza dei detenuti al 41bis è costituita dagli esponenti delle organizzazioni criminali del Mezzogiorno, la cui pericolosità è stata d'altronde la causa principale di introduzione del trattamento differenziato nelle carceri. Al 41bis è l'intero gruppo dirigente della «Cupola» protagonista delle stagioni delle stragi di mafia: Leoluca Bagarella, Nitto Santapaola, i fratelli Graviano, Stefano Ganci e l'ultimo arrivato, Matteo Messina Denaro. A vigilare nei reparti di 41 bis sono gli uomini del Gom, i reparti speciali della polizia penitenziaria: avvicendati ogni pochi mesi, per evitare che vengano identificati e messi nel mirino.

Il gruppo più numeroso dei detenuti in massima sicurezza è quello proveniente dalla camorra campana. Al 41bis morì due anni fa l'esponente più famoso dell'organizzazione, Raffaele Cutolo; oggi oltre a Michele Zagaria sono al 41bis i suoi luogotenenti Enrico Martinelli e Giuseppe Caterino, condannati per l'omicidio ne 2003 di due appartenenti alla famiglia De Falco. Al 41bis anche il capo dei «casalesi» Francesco Schiavone detto «Sandokan» e il suo vice Francesco Bidognetti detto Cicciotto e' mezzanotte.

Quasi altrettanto nutrito il plotone al 41 biss dei boss e gregari delle cosche calabresi. Sono le organizzazioni cui, nei provvedimenti giudiziari che applicano il carcere duro, i magistrati attribuiscono la maggiore capacità di tenere i rapporti con gli esponenti detenuti.

Per questo sono stati tra gli altri destinati alla massima sicurezza i fratelli Pino e Luciano Scalise, del clan omonimo, e parte dei protagonisti delle guerre intestine che hanno caratterizzato il decennio scorso in Calabria. Al 41 bis anche Sebastiano Nirta e Giovanni Strangio, condannati in Italia per il più «internazionale» dei delitti di 'ndrangheta: la strage di Duisburg, 15 agosto 2007.

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