L'astensionismo è figlio delle aspettative deluse

L'astensionismo non deriva da ciò che i politici fanno ma da ciò che promettono

L'astensionismo è figlio delle aspettative deluse

L'astensionismo non deriva da ciò che i politici fanno ma da ciò che promettono. Alle elezioni comunali il cittadino indica a quale sindaco e a quale gruppo politico intende affidare la gestione della sua città. Parliamo di cose concrete, che egli tocca con mano ogni giorno, dal funzionamento dei trasporti urbani alla raccolta dei rifiuti, dalla sistemazione delle strade alla fluidità del traffico. Proprio per questo il dato più significativo di questi giorni è la percentuale di astenuti che, pur essendo da anni il primo partito del Paese, stavolta hanno davvero raggiunto un livello abnorme. Il loro messaggio è semplice: qualsiasi sindaco e giunta assuma l'incarico, per me non fa differenza.

Questi elettori non si aspettano performance significativamente diverse dall'uno o dall'altro. Sbagliano, perché le amministrazioni non sono tutte uguali e ciascuna produce dei risultati diversi, ma niente che il cittadino riesca davvero a percepire. Il punto è che il riscontro viene fatto con le aspettative determinate dalle promesse, non con ciò che realisticamente l'amministrazione poteva fare, e che però non ha messo al centro del suo racconto. Negli anni, sono stati preferiti impegni troppo ambiziosi e lo sforzo iniziale si è presto miseramente arenato, se mai ci sia stato. Alcuni poi hanno scelto addirittura questioni più ideologiche oppure legate alle minoranze. Cose degnissime che però il cittadino colloca non al centro della gestione comunale.

Questa offerta disattesa ha portato uno su due a disertare le urne. Liquidarli come insoddisfatti della politica nazionale e dei suoi esponenti è un po' riduttivo e molto fuorviante, specie in una tornata amministrativa, per sua natura incentrata su problemi concreti e soluzioni altrettanto tangibili. Piuttosto, sarebbe opportuno analizzare se non siano state le promesse a livello locale ad accentuare il distacco.

Da lungo tempo fingiamo di ignorare che il Paese funziona poco e male a causa di una macchina amministrativa a dir poco inceppata. Una qualsiasi legge promulgata impiega mesi o anni a ricevere le necessarie procedure esecutive, e allocare risorse economiche non significa che poi vengano davvero spese, anzi.

Su scala nazionale il problema è meno percepibile, anche perché abilmente nascosto dietro questioni politiche, con la complicità dei giornalisti commentatori. Nella città invece si vede subito e, quando il candidato prova a raccontare la sua storia, i meno creduloni concludono che non vale la pena.

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