Transizione ecologica? Piuttosto un ministero per l'identità territoriale

Invece di affidare il super-Ministero della Transizione Ecologica ai grillini, bisognerebbe gestire il tema dell'ambiente con un'operazione culturale lungimirante

Transizione ecologica? Piuttosto un ministero per l'identità territoriale

Nonostante il programma del governo Draghi non sia ancora ufficialmente definito, in questi giorni iniziano a delinearsi i temi centrali per il nuovo esecutivo e l'ambiente avrà un ruolo centrale. Beppe Grillo e il Movimento Cinque Stelle hanno posto tra le principali condizioni per il loro ingresso al governo, l'istituzione di un "super-Ministero della Transizione Ecologica" inserendolo come quesito sulla piattaforma Rousseau.

Se l'ambiente è da sempre una tematica cara ai grillini, in questa occasione le motivazioni non vanno ricercate solo da un punto di vista ideologico ma anche negli enormi interessi economici che si celano dietro la transizione ecologica nel settore energetico, dei trasporti e delle infrastrutture..

La proposta del "Ministero della Transizione Ecologica" nasce sull'esempio di quanto sta avvenendo in altre nazioni europee come Francia, Spagna e Svizzera.

In Francia questa struttura ha "il compito di attuare le politiche del governo in materia di sviluppo sostenibile, ambiente e tecnologie verdi, transizione energetica, energia, clima, prevenzione dei rischi naturali e tecnologici, sicurezza industriale, dei trasporti e delle infrastrutture", mentre inn Spagna la denominazione è leggermente diversa e il "Ministero per la Transizione ecologica e la Sfida demografica": "si occupa di lotta al cambiamento climatico, prevenzione delle contaminazioni, protezione del patrimonio naturale, della biodiversità, dei boschi, del mare, dell'acqua e della transizione energetica a un modello produttivo e sociale più ecologico, oltre che di demografia e dello spopolamento dei territori".

Al netto della terminologia utilizzata, il nuovo super ministero dovrà gestire una fetta ingente dei fondi del recovery fund che saranno vincolati a investimenti sui temi ambientali. È necessario superare la visione che ancora esiste in una parte della classe politica nei confronti delle tematiche ambientali considerate un tema secondario e relegato ai margini del dibattito politico. I fondi del recovery fund segneranno un punto di svolta rispetto al passato ma, d'altro canto, già da alcuni anni l'ambiente ha una sua centralità da un punto di vista politico e mediatico, in particolare in Europa.

In Italia prende campo l'ipotesi di accorpare ambiente e sviluppo e, secondo alcune indiscrezioni, Draghi vorrebbe aumentare le risorse destinate a questo ambito nel recovery plan dai 70 miliardi previsti da Conte a 90-95 miliardi. Una cifra enorme che verrebbe utilizzata per la creazione di una filiera dell'idrogeno verde producendo carburante alternativo nelle aree industriali dismesse e dando grande impulso alle energie rinnovabili.

Il centrodestra dovrebbe chiedere di poter gestire il super-ministero per l'ambiente onde evitare che dietro a un tema importante e centrale per il futuro, si celi il tentativo da parte dei grillini e della sinistra di utilizzare l'ambiente per secondi finalità di carattere politico e ideologico.

Si potrebbe segnare un punto di cesura già dal nome, chiamandolo "Ministero per l'ambiente e l'identità territoriale", e mettendo al centro del proprio operato i territori e una visione dell'ambiente che parta dal locale ancor prima che dal globale come insegna Roger Scruton e il conservatorismo verde.

Un ambientalismo, o per meglio dire ecologismo, che tenga in considerazione le esigenze delle imprese, dei piccoli e medi imprenditori e dei ceti più deboli ma che al tempo stesso tuteli e salvaguardi l'identità dei singoli territori.

Chiedere di gestire il Ministero per l'ambiente, oltre che un'abile mossa politica per sparigliare e scompaginare le carte, potrebbe rappresentare per il centrodestra una sfida in senso culturale per dimostrare come non sia vero che la tutela dell'ambiente appartenga solo a una determinata area politica.

È fondamentale non sottovalutare il carattere epocale della sfida ambientale, se in questo momento storico non si riuscirà a realizzare una proposta alternativa all'ambientalismo di matrice globalista che affonda le proprie radice ideologiche in una precisa visione della società antitetica al concetto di nazione, di identità, di comunità, il rischio è perdere nei prossimi anni una fetta consistente di elettori, in particolare tra le giovani generazioni.

D'altro canto, importanti esponenti della Lega come il vicesegretario federale Lorenzo Fontana, già questa estate affermavano che "la cura dell'ambiente è un argomento identitario perché riguarda soprattutto le comunità con la loro storia, la loro tradizione e con i loro valori in cui c'è sempre la tutela del luogo in cui si vive". E lo stesso Matteo Salvini, già nel 2019, intervenendo a un convegno sull'ambiente sosteneva: “è una battaglia, quella dell’ambiente, in cui credo, ma senza istinti talebani”.

Occorre evitare che il governo Draghi si trasformi in un grande spot per promuovere

una visione ideologizzata dell'ambientalismo con le risorse europee senza tenere in considerazione la nostra identità, le esigenze e le necessità da un lato dei cittadini e dall'altro delle imprese e del mondo produttivo.

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