M5S beffato: vota sì al 2 per mille, ma non può riscuoterlo

Nel 2022 il M5S non potrà ricevere i fondi del 2 per mille perché non iscritto al registro dei partiti e perché il suo Statuto non risulta conforme alla legge

M5S beffato: vota sì al 2 per mille, ma non può riscuoterlo

M5S beffato. Lo scorso 32 novembre, con un voto online, la base grillina aveva dato il suo benestare ai nuovi vertici del Movimento per accedere ai fondi del 2x1000 dello Stato.

Una vera e propria rivoluzione rispetto al Movimento delle origini. Una rivoluzione passata quasi sotto traccia e che si è resa necessaria viste le numerose morosità persistenti tra i parlamentari grillini. Ora è arrivata la doccia gelata per il leader Giuseppe Conte che più di tutti aveva spinto per questo cambiamento di rotta. "Nel 2022 non potranno ricevere i fondi del 2 per mille perché non iscritto al registro dei partiti", è la sentenza della delibera del 23 dicembre scorso della Commissione di garanzia degli Statuti e per la trasparenza e il controllo dei rendiconti dei partiti politici. Il 30 novembre scorso era la "data entro la quale era necessario essere già iscritti al registro dei partiti", condizione imprescindibile per ottenere il via libera della Commissione di garanzia. Nelle motivazioni viene spiegato che, in base all’articolo sulle disposizioni per la trasparenza e la democraticità dei partiti, indispensabili per accedere ai fondi, lo Statuto del M5S non risulta "conforme" alle previsioni di legge.

Un grossolano errore che ha scatenato subito delle forti polemiche interne. "Fatemi capire, tutto di corsa a votare sul 2x1000 e poi si scopre che il nuovo statuto non era adeguato per la richiesta? Si chiude in bellezza questo 2021", attacca il deputato Sergio Battelli, presidente della commissione Politiche Ue della Camera. Non si è fatta aspettare la risposta di Michele Gubitosa, uno dei cinque vice presidenti voluti da Conte, che ha spiegato: "In realtà non è mai successo che la Commissione di garanzia abbia approvato uno Statuto così come presentato, forse una volta sola, e parliamo di statuti di solito impostati sulla forma-partito tradizionale, in linea con una legge di riferimento. Per intenderci, anche Pd, Fratelli d’Italia e Lega hanno dovuto interloquire, modificare e sono andati al Tar per difendere i loro statuti".

Detto ciò, resta il fatto che il nuovo corso di Conte parte con i conti in rosse e, molto probabilmente, l'ex premier non potrà contare sui fondi pubblici per cambiare pelle al M5S e dargli la fisionomia di un vero partito, così come avrebbe voluto.

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