
Dopo cinque anni l'Italia ritrova l'avanzo primario. Nel quarto trimestre del 2024, il saldo tra entrate e uscite al netto degli interessi sul debito è tornato positivo, allo 0,4% del Pil. Un risultato che, come sottolinea l'Istat, «rappresenta il primo avanzo primario dal quarto trimestre del 2019» e segna una svolta importante dopo anni segnati da deficit elevati, pandemia e misure straordinarie di sostegno.
Nei quattro trimestri dell'anno, l'incidenza delle entrate totali sul Pil è stata del 47,1%, con un incremento di 0,4 punti percentuali su anno. Le entrate correnti hanno segnato, in termini tendenziali, un aumento del 5,9%; in calo le entrate in conto capitale del 73%. Nei quattro trimestri del 2024 le Pa hanno registrato un indebitamento netto pari al -3,4% del Pil, in miglioramento rispetto al -7,2% del 2023; in termini di incidenza sul Pil, il saldo primario e il saldo corrente sono risultati positivi, pari rispettivamente allo 0,4% (-3,6% nel 2023) e all'1,6% (0,8% nel 2023). Nel 2024, la pressione fiscale si è attestata al 42,6% del Pil, in aumento di 1,2 punti percentuali rispetto ai 41,4 del 2023. Il reddito disponibile delle famiglie consumatrici ha subito una lieve diminuzione dello 0,1% rispetto al trimestre precedente (+2,6% la crescita nell'intero 2024), mentre i consumi sono cresciuti dello 0,7% (+1,8% nell'anno). Anche la propensione al risparmio ha registrato una flessione, scendendo all'8,5%, in calo di 0,6 punti rispetto al trimestre precedente.
Nonostante i segnali incoraggianti, infatti, la domanda interna resta fragile. A febbraio 2025 le vendite al dettaglio hanno registrato un modesto aumento mensile (+0,1% in valore, +0,2% in volume), segno di una ripresa ancora cauta. I beni alimentari sono in leggero aumento, mentre quelli non alimentari restano stabili o in lieve calo. Su base annua, però, le vendite risultano in calo del 2,4% in valore e del 3,7% in volume, con un forte impatto sul commercio elettronico (-2,2%) e sul dettaglio tradizionale (-4,8%).
In questo scenario si inseriscono le prospettive macroeconomiche delineate dalla Banca d'Italia che restano prudenti. Il Pil è previsto in crescita dello 0,6% nel 2025, meno della stima precedente (+0,8%), penalizzato dall'inasprimento delle politiche commerciali, in particolare dai nuovi dazi statunitensi.
Per il 2026 la stima di +1,1% scende a 0,8% e nel 2027 da +0,9% a +0,7%. A pesare saranno soprattutto le esportazioni, che resteranno quasi stagnanti nel 2025. Al contrario, i consumi delle famiglie dovrebbero crescere più del Pil, trainati dal recupero del potere d'acquisto.
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