Nell'Istituto ucraino di memoria nazionale. "Così vogliamo riscrivere la nostra storia"

Anton Drobovych dirige l'ente incaricato di rivedere il passato del Paese. "Non dobbiamo più avere nulla a che fare con Mosca"

Nell'Istituto ucraino di memoria nazionale. "Così vogliamo riscrivere la nostra storia"

Fin dall'inizio della guerra, l'Ucraina ha avviato un'importante campagna di revisionismo storico per affrancarsi dai suoi legami, veri o presunti, con la Russia. Il gesto più eclatante è stato la decapitazione della statua posta ai piedi dell'Arco dell'amicizia dei popoli costruito nel 1982 per volere di Mosca a Kiev per celebrare l'Unione Sovietica. Ma non solo. In diverse città del Paese sono stati cambiati i nomi delle vie eliminando i nomi di Pukin e Tolstoj. Infine, l'Istituto ucraino di memoria nazionale ha avviato un importante progetto per raccontare la storia del Paese.

Anton Drobovych, a capo dell'Istituto, spiega al Giornale le ragioni di queste scelte: «Dopo numerosi crimini commessi dai russi negli ultimi otto anni, ma soprattutto dopo la guerra dello scorso febbraio, gli ucraini non vogliono avere nulla a che fare con l'aggressore. Pratiche genocide, crimini contro l'umanità, stupri, saccheggi, bombardamenti indiscriminati e distruzione delle città ucraine si sono tramutate nel bisturi che ha tagliato ogni legame con la Russia e la sua cultura». Secondo Drobovych, inoltre, «molti toponimi e monumenti sono stati istituiti in Ucraina non per ragioni oggettive e per legami reali con figure ed eventi della cultura e della storia russa, ma come parte della politica di assimilazione prima imperiale e poi sovietica». Gli ucraini, in particolare, non tollerano che la Russia abbia usato motivazioni storiche per giustificare l'aggressione dello scorso febbraio. Anche perché la storia di Kiev avrebbe poco a che fare con quella di Mosca: «Non si possono capire l'Ucraina e gli ucraini se li studi solo dal punto di vista della storiografia russa».

L'invasione della Russia, inoltre, ha creato non solo un vero spirito nazionale ucraino ma anche un solco tra i due popoli. «Perché ci odiano così tanto? - si chiede Drobovych - A cosa serve tutto questo? Perché siamo stati attaccati? L'ossessione del governo russo sulla questione ucraina spinge naturalmente noi ucraini a mettere in discussione le ragioni della distinzione tra «noi» e «loro». Un solco profondo che era già stato tracciato dall'Holodomor, la terribile carestia che, per colpa delle politiche dell'Urss, colpì l'Ucraina, come spiega il direttore dell'Istituto ucraino: «Sebbene la storia di questi eventi non sia stata ancora completamente esplorata, è una delle più importanti dal punto di vista esistenziale per gli ucraini (e non sorprende che la maggior parte della popolazione ucraina condanni il genocidio dell'Holodomor e dei suoi organizzatori). Questo è un ricordo molto traumatico marappresenta anche un omaggio agli ucraini che onorano i loro antenati uccisi dal totalitarismo e rappresenta la vaccinazione contro l'indifferenza, la passività e la paura».

Quella che sta uscendo dalla guerra è una nuova Ucraina, con nuovi miti. Come quello dell'acciaieria Azovstal: «Questa storia può davvero essere una vera epopea eroica per la nazione, che racconterà di come un enorme esercito barbaro è stato fermato da soldati coraggiosi e disperati.

Sfortunatamente, questa storia non è ancora finita perché i nostri difensori ora sono prigionieri. La storia di Azovstal è già scritta in lettere d'oro e sangue nella nostra storia insieme all'eroica difesa dell'aeroporto di Donetsk nel 2014-2015».

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