"Tassare le rendite? Ecco perché Landini sbaglia"

L'economista Nicola Rossi boccia la proposta di Maurizio Landini di aumentare ulteriormente le rendite finanziarie per aumentare i salari: ecco perché

"Tassare le rendite? Ecco perché Landini sbaglia"

“Bisogna spiegare a Landini che le rendite finanziarie sono già tassate. Sono tassati i Bot, sono tassati i depositi ecc... Veramente non capisco quale sia il punto”. L'economista Nicola Rossi, ex senatore del Pd e analista dell’istituto Bruno Leoni, boccia così la proposta del segretario della Cgil di aumentare ulteriormente le tasse per aumentare i salari.

Secondo lei, come una nasce una simile proposta?

“Vede, al di là dei dettagli, la questione è la solita: la sinistra reagisce a una necessità o un'emergenza rivolgendosi alla tassazione. Per fortuna, a volte succede che a destra si risponde che bisogna guardare il lato della spesa. Se questo piccolo dibattito nascondesse vere, reali differenze d'opinioni con cui i partiti si preparano ad andare alle prossime elezioni sarebbe un passo avanti straordinario”.

Perché la sinistra si focalizza sempre sull'aumento delle tasse?

“C'è proprio un problema di fondo. La sinistra non vede, come una volta, nella dimensione del bilancio pubblico un limite alle libertà individuali. A destra, invece, si pensa – e io credo a ragione – che un bilancio pubblico ipertrofico implichi una compressione delle libertà individuali. Questa era la contrapposizione fino a non molto tempo fa. Negli ultimi vent'anni, invece, la destra si è abituata a pensare che vi può essere un bilancio pubblico ipertrofico, purché a debito. E, a questo punto, una differenza tra destra e sinistra è difficile da trovare”.

Lei crede che sia ancora possibile attuare la flat tax?

“Io credo che la legge delega sul fiso sia talmente vaga che, se venisse approvata la flat tax, sarebbe coerente con tale legge delega tant'è vero che ho suggerito e proposto di non attuarla. Da qualche secolo a questa parte, infatti, sulle tasse, si vota. È bene che ad attuare la legge delega, che è alquanto vaga, sia il prossimo governo. Qualunque esso sia. Temo, però, che non andrà così. Anzi, credo che il governo intenda realizzare quanto contenuto nella legge delega. Credo sia un grave errore”.

Ma non è l'Europa a chiederci la riforma fiscale per ottenere i soldi del Pnrr?

“Non è esattamente tra le riforme richieste dal Pnrr. Ma, se posso, di fare la riforma fiscale ce lo chiede il buonsenso. Il nostro sistema fiscale è pessimo, è in condizioni pietose: riesce a ottenere il massimo di iniquità e il massimo di inefficienza. È il risultato di un sovrapporsi disordinato di una serie di interventi nel tempo, senza né capo né coda, privi di qualunque coerenza. È nostra prima l'esigenza di mettere le mani al sistema fiscale. Lo dovremmo avvertire noi questo problema, ancor prima dell'Europa”.

Le indicazioni che arrivano dall'Europa sono per una maggiore imposizione fiscale o per una riduzione delle tasse?

“L'Europa non ci ha mai detto che certi risultati, in termini di politica di bilancio, devono essere ottenuti con le tasse o con la spesa. Siamo stati noi a scegliere di aumentare la pressione fiscale. Avremmo benissimo potuto fare una politica di revisione della spesa che, però, nessuno di destra, di sinistra o di centro, ha mai voluto fare. Nei documenti europei, da sempre, si dice che sarebbe necessario spostare l'onere fiscale dalle imposte dirette a quelle indirette e incrementare la tassazione sui patrimoni. Ma questo non viene detto per aumentare le tasse. Sarebbe perfettamente coerente spostare la tassazione dai flussi agli stock. Non attribuiamo all'Europa ciò che non dice o nemmeno pensa”.

E, sul catasto, chi aveva ragione?

“Qui non c'è un problema del catasto, ma di come la legge delega vuole intervenire sul catasto. Personalmente, penso che quell'argomento non fosse un tema di legge delega proprio perché, se dobbiamo credere al governo, non ha alcun impatto sul gettito fiscale. Se si doveva andare a prendere immobili non accatastati, lo si poteva fare tranquillamente senza legge delega”.

Il centrodestra ha, dunque, fatto bene a chiedere delle modifiche?

“Sì perché era del tutto prevedibile

che, essendoci quella previsione nella legge delega, tale previsione servisse per prefigurare aumenti. Era del tutto ragionevole, da parte del centrodestra, fare quanto nelle sue possibilità perché questo non avvenisse”.

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