
La premessa, d'obbligo, è che l'eventuale invio di militari italiani sul terreno ucraino «oggi non è all'ordine del giorno». La conclusione, ineluttabile, è che se si deciderà di garantire la sicurezza dell'Ucraina con una missione di pace sotto l'ombrello dell'Onu «la disponibilità italiana è più che possibile». È questo il doppio binario su cui si muovono Palazzo Chigi e la diplomazia italiana, da sempre scettici su un impiego di truppe italiane su un territorio dove ormai da tre anni è in corso un conflitto che ha regole d'ingaggio quasi da Seconda guerra mondiale. Ma ben consapevoli che se davvero i negoziati di pace dovessero andare a buon fine non ci sarebbe alcuna alternativa all'ipotesi di una missione di interposizione che garantisca la sicurezza dell'Ucraina.
Il vero nodo, insomma, è l'ombrello sotto cui collocarla. Con Donald Trump che spinge per un «esercito europeo» e Francia e Regno Unito che hanno già dato la loro disponibilità a una soluzione di questo genere. Che non piace affatto a Meloni. Perché, spiega il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari, pur essendo «un'ipotesi che Parigi sostiene da tempo», l'Italia «non la reputa una soluzione efficace». D'altra parte, aggiunge, «non c'è mai stata una forza di interposizione internazionale tra due eserciti di questa portata» visto che «da entrambi i lati ci sono più di un milione di soldati armati». Perplessità che condivide anche Antonio Tajani, che parla di «discorso ancora prematuro». Prima che si arrivi all'eventuale pace e poi al possibile invio di un contingente sul terreno, spiega in Transatlantico il vicepremier e ministro degli Esteri, «abbiamo davanti ancora un anno». Detto questo, «non credo sia utile inviare in Ucraina truppe europee o della Nato», perché «se si deve fare una zona cuscinetto bisogna mandare un contingente sotto la bandiera delle Nazioni Unite in modo che sia neutrale». Una posizione, quella italiana, che in Europa è condivisa da altri Paesi. A partire dalla Polonia, che ha uno degli eserciti più numerosi e potenti dell'Ue. «Nel nostro Paese nessuna forza politica è pronta a supportare l'invio di truppe in Ucraina», spiega infatti il vicepremier e ministro della Difesa polacco Wladyslaw Kosiniak-Kamysz.
Peraltro, non un dettaglio, l'eventuale impiego di truppe europee piace sì a Trump perché non andrebbe a pesare sugli Stati Uniti, ma non convince affatto Mosca. Nonostante le rassicurazioni del presidente americano («la Russia è d'accordo sull'impiego di militari europei», ha detto martedì), il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ieri negava che sul punto ci fosse una disponibilità di Mosca. D'altra parte, una missione sotto il cappello di una risoluzione Onu garantirebbe alla Russia di ritrovarsi nella zona cuscinetto non solo truppe considerate «ostili» come quelle inglesi o francesi, ma anche cinesi e turchi.
Uno scenario, quest'ultimo, che Palazzo Chigi vede certamente con più favore. D'altra parte, spiega Fazzolari, «missioni di pace di questo genere l'Italia le ha fatte più volte». Insomma, dice Tajani, in questo caso «ci può essere una disponibilità italiana, come accade con la Palestina, ma sempre con la corresponsabilità di tutti». Una strada che non convince però l'altro vicepremier Matteo Salvini. «Nessuno ci ha chiesto neanche un soldato. Quando ce lo chiederanno - spiega il leader della Lega - ne parleremo ma sarei molto cauto». Perplessità che restano tutte anche nell'eventualità che si tratti di una missione di pace sotto il cappello delle Nazioni Unite: «Abbiamo tanti soldati in Libano che rischiano la vita giorno e notte. Prima di mandarne anche uno in più, ci ragionerei molto».
Di tutto questo e del rilancio della difesa comune si parlerà domenica a Londra, dove è in programma una riunione tra i leader dei
Paesi presenti a Parigi la scorsa settimana (ci sarà quindi anche Meloni). Sul tavolo, scrive il Financial Times, l'idea di un fondo comune Ue-Uk per la difesa che potrebbe essere anche sotto forma di Banca per il riarmo.
- dal lunedì al venerdì dalle ore 10:00 alle ore 20:00
- sabato, domenica e festivi dalle ore 10:00 alle ore 18:00.