
Solo pochi giorni fa la situazione sembrava precipitare. Invece le condizioni di Papa Francesco sono in miglioramento. A confermarlo sono gli esami di ieri. Ne leggiamo i risultati guidati da Matteo Saporiti, pneumologo al Niguarda di Milano, appena eletto il miglior ospedale italiano nella classifica mondiale.
1.La Tac rileva una normale evoluzione del quadro flogistico polmonare. È un bene?
La tac conferma che gli addensamenti polmonari si stanno verosimilmente riducendo di dimensioni e sono in attenuazione.
2.Vuol dire che gli antibiotici fanno finalmente effetto?
Evidentemente la seconda linea di terapia antibiotica contro l'infezione polimicrobica è risultata efficace e la riduzione degli indici di flogosi lo conferma. In casi come quelli di Papa Francesco, si procede inizialmente trattando la polmonite con una terapia di prima linea: antibiotici che tuttavia non riescono a coprire l'intero spettro batterico. Di fronte alla mancata risposta, si tende a iniziare con una seconda linea, efficace su microrganismi resistenti.
3.Il tampone non ha permesso di individuare terapie mirate da subito?
I tamponi risultano molto efficaci nell'individuazione dei virus, ma la tipizzazione batterica non risulta sempre possibile, in particolar modo quando non è possibile eseguire esami più invasivi, come la broncoscopia.
4.È escluso il rischio di sepsi?
Il quadro generale è in miglioramento, quindi al momento è escluso che l'infezione sia passata dai polmoni al sangue. L'infezione fuori controllo è pericolosa perché provoca un abbassamento della pressione a tal punto da provocare un'insufficiente irrorazione degli organi e quindi un deficit della loro funzione. Ma il rischio per ora è stato scongiurato.
5.Anche il miglioramento dell'insufficienza renale è un buon segnale?
Lo è. L'insufficienza renale, che è sempre stata lieve, è conseguenza di più fattori: dalla disidratazione indotta dalla febbre alla terapia antibiotica, che sovraccarica i reni anche quando correttamente dosata.
6. Nel decorso viene anche utilizzato il cortisone?
Probabilmente, già durante la crisi respiratoria durante l'Angelus, Papa Francesco era sotto terapia cortisonica, ancor prima di cominciare quella antibiotica. Ora che l'infezione sembra ritirarsi, anche le dosi di cortisone verranno gradualmente scalate. Si parla di decalage: dalla somministrazione per vena si passerà a quella per bocca e piano piano si arriverà alla sospensione.
7.È preoccupante sapere che l'ossigeno viene ancora somministrato ad alto flusso nonostante il miglioramento?
Progressivamente si passerà dall'ossigeno ad alto flusso a quello a basso flusso. Quello ad alto flusso viene somministrato per via nasale, consente di applicare un minimo supporto pressorio al flusso per ottimizzare la ventilazione. L'ossigeno terapia a basso flusso invece prevede l'applicazione di semplici cannule di plastica e non ha supporto pressorio ma solo un aumento della concentrazione di ossigeno rispetto a quella dell'ambiente.
8. Quanto potrebbe durare ancora il ricovero?
Cautelativamente non meno di 15 giorni.
Ci sono molti segnali che fanno ben sperare: gli organi funzionano, il Papa è sempre stato vigile. È in grado di sedersi in poltrona e questo aspetto, non scontato, migliora la funzionalità della muscolatura respiratoria.- dal lunedì al venerdì dalle ore 10:00 alle ore 20:00
- sabato, domenica e festivi dalle ore 10:00 alle ore 18:00.