"Qui c'è chi arriva dalla prigione e ha un solo scopo: scappare"

Il prefetto responsabile del centro: "I rimpatri restano difficili, un problema i tossicodipendenti"

"Qui c'è chi arriva dalla prigione e ha un solo scopo: scappare"
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«Qui, a differenza di quanto racconta qualcuno, non arriva la badante ucraina rimasta senza lavoro dopo la morte del suo assistito. Nella stragrande maggioranza dei casi arrivano persone assai problematiche provenienti dal carcere con un passato o un presente di tossico dipendenza molto grave». Raffaele Ricciardi, 58enne Prefetto di Gorizia, sfata in poche parole la retorica delle Ong e di una sinistra propensa a dipingere gli ospiti dei Cpr come vittime innocenti dei soprusi di un governo poco disponibile all'accoglienza. Ma il Prefetto Ricciardi, sotto la cui giurisdizione opera il Cpr di Gradisca d'Isonzo, ammette in questa intervista a Il Giornale anche la difficoltà nel gestire una struttura affidata a cooperative private responsabili della detenzione amministrativa di soggetti molto problematici. «La più grossa difficoltà nel gestire un Cpr è riuscire a far coesistere le sue diverse componenti, ovvero il gestore privato del centro, le forze di polizia chiamate ad intervenire in caso di necessità e, infine, gli ospiti, ovvero persone destinate al rimpatrio assai poco felici di stare qui. Per riuscirci è necessaria una costante mediazione quotidiana affidata sia al gestore del centro, sia alle forze di polizia. Il tutto con una particolare attenzione al lavoro dei mediatori culturali, ovvero persone che arrivano dalle stesse aree d'origine degli ospiti e possono discutere con loro nella stessa lingua».

Il governo vuole raddoppiare i Cpr, l'opposizione ne contesta l'utilità. Lei che ne pensa?

«I numeri dicono che qui a Gradisca d'Isonzo una forte percentuale, superiore al 50 per cento degli ospiti, viene rimpatriata in tempi inferiori al mese. La funzione dei Cpr è questa. Peraltro in molti casi svolgono questa funzione anche con persone che chiedono di loro volontà il rientro al paese d'origine».

Rimpatriare resta complesso. Perché?

«Perché è necessario che le autorità consolari dei paesi d'origine collaborino accertando con precisione la cittadinanza delle persone, identificandole come appartenenti a quello Stato e mettendo a disposizione i documenti che ne permettono il ritorno in quei paesi. Ma la procedura non è nè automatica, nè semplice. Ogni consolato ha i suoi tempi e in alcuni casi ci sono paesi che non collaborano».

È vero che chi accetta il rimpatrio volontario può uscire in tempi molto brevi?

«I tempi per il rimpatrio volontario sono sicuramente più brevi anche se bisogna sempre attendere la convalida e i documenti delle autorità consolari del paese d'origine. Ma se un ospite chiede il rimpatrio volontario tutto può concludersi in una decina di giorni».

Cosa rende così teso, e a tratti molto violento, il clima all'interno dei Cpr?

«Chi arriva dal carcere

spesso non è consapevole di esser stato destinato a questa struttura per le procedure di rimpatrio e considera quest'ulteriore periodo di detenzione come ingiusto perché ha l'impressione di passare da una prigione all'altra».

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