La ricercatrice premiata sbugiarda il governo: "L'Italia non ci ha voluto"

Una studiosa gela il ministro Giannini: "Esulta per i nostri successi? Non è merito suo"

La ricercatrice premiata sbugiarda il governo: "L'Italia non ci ha voluto"

Roma - Stefania Giannini perde l'ennesima occasione per tacere e finisce alla gogna sul web. Il ministro dell'Istruzione cerca di appropriarsi, del tutto immeritatamente, del successo di un gruppo di ricercatori italiani che però, giustamente, le fanno notare che il ministero e il governo con i loro brillanti risultati non hanno proprio nulla a che fare.Un nutrito gruppo di giovani studiosi nati in Italia grazie soltanto al loro coraggio, talento e impegno hanno «sbancato» le borse di studio europee. I fondi erogati da ERC Consolidator Grants, il Consiglio europeo delle ricerche (585 milioni di euro per 302 ricercatori di 34 diverse nazionalità) hanno premiato anche 30 ricercatori italiani, che numericamente vengono soltanto dopo i tedeschi e gli inglesi.

Un risultato eccellente sul quale si è tuffata la Giannini pubblicando attraverso Miur Social i suoi complimenti agli studiosi (e fin qui va bene) ma aggiungendo pure incautamente: «Un'ottima notizia per la ricerca italiana». Notazione che ha provocato la reazione di una delle ricercatrici premiate, Roberta D'Alessandro che sulla sua pagina di Facebook scrive: «Ministra, la prego di non vantarsi dei miei risultati». La ricercatrice, che lavora presso l'università di Leiden in Olanda, evidenzia che la sua borsa di studio «è olandese non italiana» perché «l'Italia non ci ha voluto, preferendo nei vari concorsi persone che nella lista degli assegnatari dei fondi Erc non compaiono né compariranno mai». La D'Alessandro sottolinea come lei e altri colleghi italiani abbiano ricevuto in due mesi 6 milioni di euro per proseguire i loro studi. Soldi che non verranno usati nel nostro paese ma in Olanda.

La ricercatrice ricorda pure quante porte in faccia ha ricevuto in Italia dove i concorsi sono stati puntualmente vinti da altre persone che non sono poi state in grado di guadagnarsi le borse di studio europee. La D'Alessandro invita dunque la ministra a «non unire al danno la beffa e a non appropriarsi di risultati che italiani non sono».Non c'è dubbio che la D'Alessandro abbia ragione da vendere. Il successo è degli individui e non del paese e tanto meno del governo. E le statistiche che corredano la notizia delle borse di studio fornite da Erc lo confermano. Soltanto 13 ricercatori sui 30 italiani vincitori resteranno in Italia a lavorare. Gli altri sono già tutti all'estero. Ma il vero disastro è che tra quei 302 vincitori ce ne sono moltissimi che si spostano per andare in altri paesi ma tra questi non c'è mai l'Italia. Il potere di attrazione del nostro paese è praticamente pari a zero.

Si conferma dunque una tragica verità: i giovani italiani si affermano nonostante il sistema italiano della ricerca. Le ragioni si conoscono da tempo ma non si vogliono affrontare: pochi fondi, stipendi bassi e carriere bloccate da meccanismi nepotistici e farraginosi.

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