Ritirata russa da Kharkiv, avanzata ferma in Donbass. Affondata un'altra nave

Dopo la cacciata da Kiev, l’armata rossa ripiega anche dalla seconda città del Paese. Stallo sul fiume a Lugansk con mille caduti. Respinto con perdite l’assalto all’isola dei Serpenti

Ritirata russa da Kharkiv, avanzata ferma in Donbass. Affondata un'altra nave

Prima Kiev, ora Kharhiv. Dopo il fallito assedio alla capitale alla fine di marzo, le truppe di Mosca si starebbero ritirando anche dalla seconda città ucraina, a Nord dei territori contesi del Donbass, dove ieri i militari russi avrebbero sparato ai civili da un carro armato, come riferito dal primo vice ministro degli Interni ucraino, Yevhen Yenin. Per il New York Times si tratterebbe della seconda più importante battuta d'arresto dall'inizio dell'«operazione speciale» che, di fatto, sta determinando un ulteriore riposizionamento dell'esercito russo a est.

La controffensiva ucraina nell'area di Kharkiv, per il think-tank americano Institute for the Study of War, inizia a sembrare «molto simile» a quella che ha cacciato le truppe russe da Kiev e dall'Ucraina occidentale. Secondo gli analisti le forze di Zelensky stanno «costringendo il comando russo a scelte difficili», anche facendo in modo che le unità di Mosca concentrino i bombardamenti sulle truppe ucraine piuttosto che sulle città. Aumentano inoltre i casi di soldati russi che si rifiutano di combattere. Un problema per il Cremlino, alle prese con la progressiva diminuzione della capacità delle sue truppe nell'est dell'Ucraina. Anche perché, essendo quella in corso «un'operazione speciale» e non una guerra, come spiega al Guardian l'avvocato che assiste i renitenti, le centinaia e centinaia di militari che non vogliono imbracciare la armi rischiano al massimo il licenziamento. Mentre i comandanti minacciano di mandarli in carcere per cercare di rimpolpare la fanteria. La conquista del Donbass, che era data per certa e si sarebbe dovuta risolvere in una manciata di giorni, si è rivelata dunque più difficile del previsto. La resistenza delle forze ucraine ha respinto l'avanzata sul fiume della regione, il Severskij Donets, che scorre da ovest a est tra le province di Donetsk e Lugansk, controllate dai russi, nell'Ucraina orientale. Durante il fallito tentativo di attraversare il fiume, secondo Forbes, le truppe russe avrebbero perso un migliaio di uomini, l'equivalente di un intero battaglione, e decine di carri armati. Le immagini satellitari mostrano un ponte galleggiante, vitale per la controffensiva ucraina, distrutto dall'artiglieria con diversi veicoli blindati abbandonati sulle rive.

Nel Lugansk l'esercito di Mosca non starebbe registrando alcun progresso significativo, nonostante abbia concentrato parte delle forze in quest'area dopo averle spostate dalle regioni di Kiev e Chernihiv. L'intelligence inglese ritiene che l'intenzione delle truppe russe sia quella di aumentare gli sforzi a sud est, in particolare a Izyum e Severodonetsk, per cercare di aprire una breccia verso Sloviansk e Kramatorsk. Ancora aperta anche la partita a Mariupol. Continuano gli attacchi aerei e di artiglieria sull'acciaieria di Azovstal, dove contro tutte le previsioni resistono i combattenti del Battaglione Azov, nonostante i tentativi dei soldati russi di entrare all'interno dello stabilimento. Anche le sanzioni economiche stanno creando difficoltà ai russi sui campi di battaglia. Quelle imposte dagli Stati Uniti, in particolare, avrebbero costretto Mosca ad utilizzare su alcuni equipaggiamenti militari chip per computer provenienti da lavastoviglie e frigoriferi. È stato il Segretario al Commercio Usa, Gina Raimondo, a riportare in un'audizione al Senato quanto raccontato da funzionari ucraini, sorpresi nel vedere all'interno dei carri armati russi catturati parti di frigoriferi e macchinari commerciali e industriali per compensare altri componenti non più disponibili, dal momento che le esportazioni di tecnologia statunitense verso la Russia sono calate di quasi il 70% dall'inizio delle sanzioni a fine febbraio.

Mosca sta facendo i conti anche con ingenti perdite, di uomini e di mezzi. Al 79esimo giorni di conflitto, secondo le stime di Kiev, sono almeno 26.900 i soldati russi uccisi. Abbattuti inoltre 200 caccia, 162 elicotteri, 405 droni, 1.205 carri armati, 2.900 veicoli blindati e 13 navi. L'ultima, dopo l'ammiraglia Moskva e la fregata Admiral Makarov, sarebbe stata colpita vicino all'Isola dei Serpenti, nel Mar Nero, tre giorni fa.

«Grazie alle azioni dei nostri marinai, la nave Vsevolod Bobrov ha preso fuoco: è una delle più recenti della flotta russa», ha detto il portavoce dell'amministrazione militare di Odessa, Serhiy Bratchuk. Secondo la Cnn le immagini satellitari mostrerebbero le conseguenze dell'attacco: due pennacchi di fumo vicino a una nave da sbarco russa e una gru su una chiatta vicino a un'altra imbarcazione affondata.

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