Rubio: "Gli Usa nella Nato. Ma ora 5% del Pil in difesa"

Il segretario di Stato: "Sento troppa isteria in giro. Serve un percorso credibile per aumentare la spesa"

Rubio: "Gli Usa nella Nato. Ma ora 5% del Pil in difesa"
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Stretta di mano, ieri a Bruxelles. Perfino un comunicato fotocopia tra il Segretario di Stato americano, Marco Rubio, e il Segretario generale della Nato, Mark Rutte. Ma poi, durante il vertice dei ministri degli Esteri dell'Alleanza atlantica convocato per discutere le priorità di sicurezza comune, di Ucraina e Russia, Cina e Indo-Pacifico, i nodi sono venuti al pettine. Strategici ed economici.

In vista del cruciale summit Nato del 24 e 25 giugno all'Aia, Rubio ha squadernato la percentuale richiesta per restare nel club con quella convinzione che nelle ultime settimane ha fatto vacillare l'Europa innescando la spirale del riarmo, diverse visioni su come attuarlo e speculazioni sulle reali intenzioni della Casa Bianca: «Trump sostiene la Nato, resteremo nell'Alleanza ma vogliamo che sia più forte, ciascuno dei membri mantenga la promessa di raggiungere il 5% della spesa» nazionale in termini di Pil per difesa e capacità militare, l'invito del capodiplomazia Usa.

Richiesta che ha alzato i decibel del confronto a Bruxelles: il ministro degli Esteri Tajani, pur sottolineando l'importanza di rafforzare il coordinamento con Washington e la necessità per l'Europa di assumere un ruolo centrale nella sicurezza collettiva, è tranchant: «Se ci si chiede di arrivare al 5%, la scelta dei dazi va contro la proposta, noi pronti al 2%». Rubio ha tirato dritto: «Vedo isteria, noi attivi nella Nato come non mai». A oggi, per spingere soprattutto a investire maggiormente; e con la difesa dell'Ucraina sempre più a carico degli europei. Gli Usa potrebbero perfino dare forfait al vertice del gruppo «Ramstein» sugli aiuti a Kiev dell'11 aprile.

Prima risposta dal capodiplomazia francese: l'aumento di spesa di Parigi al 3,5% del Pil, dice Barrot scaldando i motori per il summit dei «Volenterosi» del 10 aprile a Bruxelles. Almeno uno tra Macron e Starmer «parli con Putin», è l'auspicio del presidente finlandese Stubb. La richiesta Usa si intreccia col piano franco-britannico per l'Ucraina, dove c'è tanto business individuale e ancora poca concordia tra europei. Un circolo ristretto visto di buon grado dagli States, che potrebbero alleggerire l'Europa di 20-50mila uomini. Chi si è sganciato dall'Ue dopo il referendum 2016 cerca invece un riavvicinamento per avere vantaggi. Per il Financial Times, la Perfida Albione avrebbe infatti allo studio un piano per creare una «istituzione sovranazionale» dei Paesi europei che faciliti acquisti congiunti di attrezzature militari e munizioni. Contributi per finanziare il riarmo su larga scala in tutto il continente. L'accesso della Gran Bretagna alle commesse «Ue» era escluso dal RearmEu, come le facilitazioni. Starmer aveva storto il naso, chiesto lumi a Parigi. Ora Londra ipotizza un fondo che faccia al caso loro per ottenere prestiti vantaggiosi. Sul menù, artiglieria, aerei, elicotteri e pezzi per carri armati, senza le restrizioni della Banca europea per gli investimenti che a oggi, pur con deroghe per duplice uso civile e militare, vieta l'industria della difesa.

Per Rubio, «l'unico modo in cui la Nato può diventare più forte e vitale è se i partner hanno più capacità». Tradotto: devono tutti spendere di più. Da Varsavia, Consiglio Ue sulla difesa, la ministra spagnola Robles ha annunciato che aziende di Madrid del riarmo si sono già stabilite in Ucraina. Kallas, Alto rappresentante Ue, torna a dire che Zelensky avrà le munizioni chieste: «Saremo in grado di fornirne 2 milioni a breve termine».

«Sappiamo che l'America deve occuparsi di più teatri, essendo la superpotenza che è», l'ammissione di Rutte: «Non è previsto che gli States riducano improvvisamente la loro presenza in Europa», ma l'aumento della spesa e la garanzia di una pace duratura per l'Ucraina sono i nodi che entro poche settimane l'Europa dovrà sciogliere: «Xi Jinping osserverà chi uscirà vincitore, se la Russia o l'Occidente».

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