Lo scivolone della Bellanova: in posa sul trattore a lodare i suoi stessi flop

Su Twitter prende di mira Salvini: "Noi siamo quelli del trattore, non delle ruspe". Ma da ministra ha fatto solo flop

Lo scivolone della Bellanova: in posa sul trattore a lodare i suoi stessi flop

In posa e alla guida di un trattore, con una didascalia che richiama ironicamente uno slogan di Matteo Salvini di alcuni anni fa: è stata questa l'ultima trovata del ministro delle politiche agricole Teresa Bellanova, la quale su Twitter ha inserito una foto in cui si è mostrata sorridente e alla guida di un mezzo agricolo.

La frase a commento dello scatto appare eloquente: “Noi siamo quelli del trattore, non delle ruspe. Lavoriamo la terra non per distruggere, ma per seminare”. Un'allusione esplicita a una foto di alcuni anni fa, in cui il segretario della Lega si è fatto ritrarre su una ruspa mentre prometteva di demolire i campi rom abusivi. Uno scatto poi replicato quando Salvini era ministro dell'Interno e a Roma erano iniziate le demolizioni di alcune ville confiscate ai Casamonica.

Immagini che sono rimaste, sia tra gli estimatori che tra i suoi detrattori, come simbolo della comunicazione mediatica dell'ex titolare del Viminale. E a cui, per l'appunto, Teresa Bellanova ha voluto richiamare per marcare le distanze e le differenze tra lei e il leader del Carroccio.

Ma la trovata non è stata molto felice. Specialmente perché in alcuni commenti sui social in tanti hanno evidenziato come proprio l'esponente di Italia Viva abbia pochi motivi per festeggiare e per rivendicare successi con tanto di foto a bordo di un trattore. Teresa Bellanova ha scritto infatti il suo nome su uno dei più grandi flop del governo giallorosso, quello cioè inerente la sanatoria per gli irregolari.

Il fallimento della sanatoria

Il rappresentante di Italia Viva al governo ha voluto sin dall'inizio dell'emergenza coronavirus pigiare l'acceleratore su questa riforma. A maggio parlava già di almeno 600.000 immigrati irregolari potenzialmente subito pronti a mettersi a lavoro nei campi grazie alla regolarizzazione. Pretese che poi sono state abbassate dallo stesso Viminale, ma intanto la Bellanova ha comunque preferito andare avanti su questo fronte minacciando anche dimissioni e crisi di governo.

L'idea del ministro era quella che grazia alla sanatoria sarebbe stato possibile sopperire alla mancanza di manodopera nei campi. Molti braccianti infatti, dopo lo scoppio della pandemia, hanno preferito non recarsi più a lavoro tornando a casa nei Paesi di origine, soprattutto nell'est Europa. E mentre all'interno della maggioranza in tanti tentennavano, sono state poi le associazioni di categoria a far registrare le proprie perplessità. La Coldiretti aveva chiesto ad esempio dei corridoi verdi in grado di far tornare in sicurezza i braccianti comunitari, dando modo agli imprenditori del settore di usufruire di manodopera già qualificata e non improvvisata.

Dal ministro Bellanova però non sono state ascoltate molto le ragioni diverse a quelle personali sulla sanatoria. E così il progetto è andato avanti e dal primo giugno, dopo il via libera al decreto rilancio, è stata data la possibilità a datori di lavoro e migranti di regolarizzarsi. Per lei si trattava di un successo personale, presentato con tanto di lacrime in conferenza stampa e annunci volti a esultare per la “fine del caporalato”.

I numeri, a distanza di mesi, sono stati impietosi. Soltanto trentamila migranti sono stati regolarizzati nel settore dell'agricoltura, il 15% del totale. Molti di loro poi, come dichiarato a La Verità dai vertici della Confederazione Italia Agricoltori, erano richiedenti asilo già registrati. E poi ecco che, dopo il danno, per gli imprenditori sta per arrivare la beffa. Dopo tre settimane dalla chiusura della possibilità di effettuare la sanatoria, è uscita la cifra che i titolari devono pagare il lavoro in nero pregresso autodenunciato: si tratta di 300 Euro per ogni mese dichiarato, un salasso inatteso che ha reso sconveniente per molti imprenditori la sanatoria.

Una trovata non molto gradita

Un fiasco dietro l'altro quindi, con la sanatoria che da fiore all'occhiello dell'opera politica della Bellanova è ben presto diventata la cartina di tornasole del fallimento.

Eppure, il ministro appare sorridente e pronto a farsi beffa degli slogan altrui. Sotto il profilo comunicativo un altro scivolone di non poco conto e che, all'interno dello stesso partito di Matteo Renzi, non hanno molto gradito.

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