Scuola, assunzioni a rate. Il governo non ha soldi

L'obiettivo dello Sblocca-Italia è la regolarizzazione di 100mila precari in tre anni

Scuola, assunzioni a rate. Il governo non ha soldi

Poche opere pubbliche finanziate; project financing con il contagocce, in bilico persino la conferma degli incentivi per le ristrutturazioni edilizie. Il tutto a causa di coperture talmente risicate da costringere il governo a cambiare strategia, cercando da una parte un colpo di teatro per dare un senso al primo consiglio dei ministri della ripresa post vacanze, dall'altra una strategia complessiva per uscire dall'impasse. Oggi si terrà il preconsiglio in vista della riunione di domani, e il premier Matteo Renzi tirerà le somme di quanto preparato negli incontri tecnici e politici che vanno avanti dal 16 agosto. Una «sorpresa» è stata già svelata dal ministro dell'Istruzione, con disappunto del premier, cioè la stabilizzazione di centomila supplenti, grazie a 1,5 miliardi stanziati per la scuola. Saranno presi dalle graduatorie a esaurimento, ma anche da un nuovo concorso. Una generosità che riporta le lancette dell'orologio a quando i risparmi sulla scuola non erano iniziati. E che cozza con le affermazioni rese ieri dal ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan in un'intervista al Corriere della Sera , dove ha confermato un strategia di risparmi per tutti.

Come previsto le uniche risorse certe sono 1,2 miliardi provenienti dal fondo revoche, cioè dalle opere incagliate. Nel pacchetto il governo impegnerà anche una parte dei 5 miliardi previsti, provenienti dal Fondo europeo di sviluppo e coesione per gli anni 2015-2016. Ci sono opere ferroviarie, dal Brennero alla Catania-Messina passando per la Brescia-Padova. Poi finanziamenti per piccole opere e per l'efficienza energetica degli edifici pubblici.

Nessuna rivoluzione in arrivo quindi. Anche il capitolo sul coinvolgimento dei privati nella realizzazione di opere pubbliche dovrebbe essere depotenziato. Ci sarà l'abbassamento da 200 a 50 milioni della soglia oltre la quale si può accedere al credito d'imposta. Ma le opere dovranno comunque passare per l'approvazione del Cipe.

Rispetto ai giorni scorsi traballa anche uno dei pochi punti fermi, cioè la conferma degli incentivi per le ristrutturazioni, al 50% e al 65% per la riqualificazione energetica. Un bonus che ha riscosso molto successo trai contribuenti e tra le imprese, ma che con tutta probabilità finirà nel calderone delle misure ad alto rischio, quelle rinviate alla legge di stabilità. Stessa sorte per le agevolazioni fiscali previste per chi acquista un'abitazione per poi affittarla a canone agevolato. Il progetto resta, la copertura ancora traballa.

Tutte brutte notizie, alle quali il governo cercherà di contrapporre qualche colpo di teatro. Il segno di un cambio di passo, perlomeno nelle misure a costo zero. E così, dopo il dossier Cottarelli sulle ex municipalizzate in rosso uscito con un tempismo perfetto, ha ripreso quota il piano di privatizzazioni delle partecipate dagli enti locali. La spinta a compensare la carenza di coperture, sicuramente rafforzerà il capitolo semplificazioni. Ad esempio quelle per l'edilizia, con il regolamento unico e la super Scia per le imprese, il limite all'autotutela per la pa. Ancora in forse, una limitazione al potere delle Sovrintendenze sulle autorizzazioni paesaggistiche.

Per quanto riguarda il dettaglio del piano scuola, le 100 mila assunzioni arriveranno tra il 2015 e il 2018. La metà dalle graduatorie, secondo le anticipazioni, potrebbero arrivare da un nuovo concorso che sarà indetto a inizio 2015. Per il governo sarà anche l'occasione per sperimentare un nuovo tipo di ingresso per gli insegnanti. Nel primo anno dovrebbero essere in prova, poi firmerebbero il contratto di lavoro. Non ci dovrebbero invece essere novità sugli insegnanti cosiddetti quota 96, gli «esodati» del mondo della scuola, per i quali la soluzione dovrà attendere. Il conto della stabilizzazione dei precari, dovrà essere pagato da qualcuno.

Lo ha fatto capire lo stesso Padoan nell'intervista di ieri: «In tutti i settori ci sono spazi per risparmiare, non ce n'è uno più spendaccione di un altro». Tradotto, tutti dovranno tagliare. Anche la sanità e la scuola.

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