La segretaria di Buzzi svela il libro nero del clan

Dal carceredi Rebibbia la segretaria di Buzzi rivela il sistema delle mazzette: "La banda usava le dazioni per controllare il Campidoglio". Ecco come venivano preparate le buste

La segretaria di Buzzi svela il libro nero del clan

Dal carcere Nadia Cerrito vuota il sacco e svela il "libro nero" del clan. È qui, al centro di una costellazione di coop e palazzi, che la 49enne segretaria di Salvatore Buzzi smistava il denaro per "comprare" la politica e oliare il sistema. Tutto seguendo sempre lo stesso schema: preparava le buste per i politici seguendo pedissequamente l'elenco dei pagamenti. Sul "libro nero", di cui ha parlato ieri ai magistrati, registrava qualsiasi somma consegnata segnando accanto le iniziali del destinatario. Tutto nero su bianco. Forse, anche per questo, non se ne separava mai: lo teneva sempre in borsa.

Come rivela Valentina Errante, che sul Messaggero dà conto dell'interrogatorio della Cerrito, il "libro nero" contiene un infinito elenco di favori e appalti che Buzzi pagava a politici e funzionari della pubblica amministrazione. Adesso, però, la Cerrito è accusata di essere la "cassiera" del sistema "Mafia Capitale" che, dopo l'ondata di arresti e inquisizione dei giorni scorsi, si sta sgretolando con una facilità sorprendente. Così, da una cella del carcere di Rebibbia, dove è stata rinchiusa lo scorso martedì, ha iniziato a parlare. È il primo punto di svolta. "Buzzi mi portava i soldi in contanti - racconta al gip Flavia Costantini e al pm Luca Tescaroli - mi diceva di prepararli e io li mettevo nelle buste di carta. Le cifre di solito non superavano i quindicimila euro. Era tutta contabilità nera che mi dicevano di non registrare. L'agenda la tenevo sempre nella borsa, perché Buzzi mi diceva che riguardava pagamenti riservati e non volevo che altri lo vedessero. Non conoscevo la destinazione, scrivevo sulla busta con i soldi soltanto la 'B' di Buzzi e lui le ritirava". Quando il gip Costantini le chiede se non sospettasse che ci fosse qualcosa di strano in questo giro forsennato di denaro, la Cerrito replica candidamente: "Sapevo perfettamente che era illegale, lo capivo, ma non potevo rifiutarmi, perché mi avrebbero licenziata e non potevo permettermelo, mio padre sta male. Questa prassi delle buste era iniziata due o tre anni fa".

Oltre al giro di denaro, la Cerrito è spettatrice anche di una serie di incontri che potrebbero anche allargare la lista degli indagati. "Tenete conto che l'azienda per la quale lavoro comprende cinque cooperative e ha 15mila dipendenti, molte persone non le conoscevo - racconta ai magistrati - ricordo Franco Panzironi, (ex ad di Ama finito in carcere ndr) lui lo vedevo spesso. Alemanno non l'ho mai visto, ma so chi è, mentre ho sentito i nomi di Riccardo Mancini (ex ad di Eur spa ndr) e Claudio Turella (ex responsabile servizi giardini del Campidoglio ndr), Luca Gramazio (capogruppo del Pdl al Comune ndr) non lo conosco". Ai pm, invece, dice di non conosceere né Eugenio Patanè (consigliere regionale del Pd) né Luca Odevaine del Tavolo di coordinamento nazionale per l'accoglienza dei rifugiati, che secondo gli atti avrebbe incassato da Buzzi uno "stipendio" da 5mila euro al mese. Niente da fare nemmeno per Mirko Coratti (presidente del Consiglio comunale di Roma ora dimissionario), Daniele Ozzimo (ex assessore alle politiche abitative), della moglie Micaela Campana e del senatore piddì Lionello Cosnetino.

La Cerrito dice di sapere bene chi è Massimo Carminati, ma assicura di non averlo mai visto. E qui si contraddice con una intercettazione del 29 gennaio 2013 quando il ragioniere Paolo Di Ninno le rendicontava la contabilità ufficiale e parallela delle cooperative. A quell'incontro erano, infatti, presenti sia Buzzi sia Carminati. "Il libro nero", dice la Cerrito. "Mamma mia - risponde il boss rivolgendosi alla donna - hai visto che è nero, guarda qua". "Ma quand'è l'ultima volta che l'abbiamo fatto?", chiede Buzzi. E il ragioniere gli risponde prontamente: "Il 2 dicembre...20 M.C.. è lui Massimo Carminati".

"Li hai presi - interviene, quindi, la Cerrito - dopo non gli ho più dato niente io". Ma Carminati li corregge: "Solo 5mila". E la segretaria: "5mila c'ho scritto B perché non lo sapevo che andavano a lui".

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