"La strada da seguire? Il liberalismo solidale promosso da Einaudi che valorizza le libertà"

Silvio Berlusconi, in una lettera al Giornale, pochi giorni fa è tornato a invocare una rivoluzione liberale e ha rilanciato la necessità di restituire centralità al pensiero liberale in politica

"La strada da seguire? Il liberalismo solidale promosso da Einaudi che valorizza le libertà"

Silvio Berlusconi, in una lettera al Giornale, pochi giorni fa è tornato a invocare una rivoluzione liberale e ha rilanciato la necessità di restituire centralità al pensiero liberale in politica, sottolineando quanto lo statalismo e l'economia pianificata non siano solo inefficienti dal punto di vista economico, ma potenzialmente possano portare alla perdita delle libertà personali. Un tema che abbiamo sottoposto ad Alberto Quadrio Curzio, professore emerito di Economia Politica dell'Università Cattolica di Milano e presidente emerito della Accademia nazionale dei Lincei.

Professor Quadrio Curzio, in questo momento storico le esigenze dettate dalla pandemia hanno inevitabilmente rafforzato l'azione e la presenza dello Stato, o la sua ingerenza secondo alcuni punti di vista. Ritiene necessaria una riflessione su questa tema?

«Come studioso non commento dichiarazioni o azioni di personalità politiche, a meno che abbiano ruoli istituzionali. Pertanto mi atterrò alla mia scelta di sempre. Posso però dire che il liberalismo in Italia, come in altre democrazie, ha tante declinazioni e nella nostra Repubblica ha avuto e ha un indiscutibile riferimento in Luigi Einaudi che ha segnato una tappa fondamentale nella nostra storia sia come studioso sia come Costituente e antifascista sia come Presidente della Repubblica dal 1948 al 1955. Ovviamente anche il suo pensiero e la sua azione hanno varie interpretazioni. La mia lo declina in quel liberalismo solidale (o solidarismo liberale) che valorizza le pari opportunità e le libertà nelle responsabilità democratiche. La nostra Costituzione esprime in gran parte questa impostazione di complementarietà tra pubblico e privato (a geometria variabile in base alle necessità) ed è ben diversa dallo statalismo e dal liberismo. Aggiungo che Einaudi fu anche un convinto europeista in quella peculiare combinazione di Confederalismo e Federalismo che ancora oggi stenta ad affermarsi. Credo che in ogni caso il suo esempio andrebbe sempre divulgato e dibattuto a partire dalle Università».

Il liberalismo in Italia ha sempre avuto una certa difficoltà a trovare una casa politica. Per quale motivo? Qual è l'attualità oggi delle idee liberali?

«I liberali in Italia non sono stati molti sotto una etichetta partitica, ma il loro ruolo politico non è stato piccolo. Lo stesso Partito d'Azione, quello Repubblicano e quello Radicale lo erano. Così come vi sono state componenti della Democrazia Cristiana, dei Socialdemocratici e dei Socialisti con forte ispirazione liberale. È però vero che quella che lei chiama casa politica non vi fu e questo probabilmente non ha fatto bene alla nostra Repubblica la cui storia ha avuto tante fasi diverse tra loro. Le diverse forme di liberalismo dipendono anche dalla cultura e dalla storia. Quello degli americani è ancora parente dei pionieri mentre quello europeo ha una connotazione comunitaria».

Oggi il liberalismo, di fronte alle sfide dettate dalle nuove tecnologie, dalla supremazia della scienza che va a dettare molte decisioni politiche, all'incapacità della politica di incidere sulla formazione delle aspettative individuali è ancora un pensiero che si adatta alla modernità?

«Certamente una sfida alle democrazie liberali viene oggi dagli oligopoli-monopolistici dell'informazione mondiale o da altri servizi che creano l'opinione e anche la dipendenza dei consumatori e degli utenti. Spesso le istituzioni democratiche nazionali non hanno la forza sufficiente per regolamentarle e questo rivaluta le Istituzioni Comunitarie (come l'Unione Europea) e anche quelle internazionali. Chi ha delle responsabilità di formazione o di decisione deve contribuire alla libertà altrui di farsi delle proprie convinzioni in base a valutazioni critiche su dati certi (o almeno affidabili). In questo la scienza e la sua divulgazione sono cruciali. Purtroppo spesso gli scienziati fanno poca divulgazione e per questo un dialogo tra scienziati e divulgatori è essenziale».

L'arrivo di Mario Draghi alla guida del governo ha rilanciato il tema della competenza in politica. Vede nel presidente del Consiglio una figura che possa diventare protagonista di una stagione di riforme liberali oppure la natura del suo governo rende complicata una azione di questo tipo? E Il Recovery Fund rappresenta un'occasione per dare un impulso reale, strutturale e duraturo alla nostra economia?

«A mio avviso Draghi è un liberal-solidarista o un solidarista-liberale consapevole che in ogni momento storico la competenza e la capacità decisionale devono ricercare quell'equilibrio e quella combinazione tra pubblico e privato, tra libertà individuali e responsabilità comunitarie su cui si fondano le democrazie e in particolare quelle europee. Come presidente della Bce ha innovato e avocato a sé, nel pieno rispetto dei trattati europei, una responsabilità decisionale che pareva impossibile. Adesso ha accettato un incarico non meno arduo. Speriamo che abbia successo. Io credo alla forza del sistema produttivo italiano. Ma se l'Italia, come maggiore beneficiario del Recovery Fund, non sfrutta questa occasione, non viene riformata e rilanciata nello sviluppo senza dualismi (tra cui quello Nord-Sud) il danno per noi e per l'Unione Europea sarebbe grave. A proposito del Recovery Fund non va dimenticato il ruolo di due protagoniste, Ursula von der Leyen e Angela Merkel, che vengono dalla cultura del cristianesimo civile sulla laicità delle istituzioni ma anche ai valori delle solidarietà comunitarie».

Lei ha elaborato il paradigma delle 3S, ovvero sussidiarietà, sviluppo e solidarietà, una formula che sintetizza l'idea del liberalismo sociale. Quanto è attuale oggi questa lettura e questa interpretazione del liberalismo?

«È un paradigma al quali sono molto affezionato anche perché credo esprima l'istanza nei valori di libertà e responsabilità che attribuiscono a una molteplicità di soggetti pubblici e privati ruoli complementari.

In concreto credo quindi nel federalismo solidale ma non nell'eccesso di regolamentazione, nei ruoli dei soggetti del sociale e delle fondazioni, nella libertà delle imprese ma non nei monopoli. È un argomento importante che mi farebbe piacere trattare in un'altra intervista».

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