
Resa immediatamente ineleggibile da una pena accessoria motivata dal «rischio di recidiva» e dal «grave turbamento all'ordine pubblico» - secondo i giudici causato dal fatto che «una persona già condannata in primo grado è candidata alle elezioni presidenziali» anche se i reati contestati a Marine Le Pen sono legati al mandato da europarlamentare e al suo ruolo di presidente del partito che oggi non occupa più - il tribunale ha deciso di concederle un processo di secondo grado e una sentenza d'appello entro l'estate 2026; in tempo, in teoria, per correre da favorita per l'Eliseo. Soddisfazione da Jordan Bardella, presidente del Rn. Che ieri si è presentato a Strasburgo, al Parlamento europeo, per difendere la manifestazione a sostegno di Le Pen prevista per domenica alle 15 a Parigi (a 2 km dall'Eliseo).
«Non si tratta di un colpo di mano», ha chiarito Bardella. Ma di «una difesa profonda dello Stato di diritto e della democrazia francese». Insomma ha rassicurato chi si chiedeva se avremmo assistito a scene d'assedio come il 6 gennaio 2021 a Washington, con l'assalto al Campidoglio dopo il discorso di Trump ai suoi sostenitori con cui l'allora presidente uscente contestò il risultato delle elezioni 2020. La strategia della tensione non è quella che ha intenzione di percorrere Marine. E anche se pezzi del partito hanno gridato in prima battuta alle «toghe rosse» e alla «tirannia dei giudici», tanto lei quanto Bardella oggi vogliono vincere la battaglia sul piano giuridico. Pronto un triplo ricorso: alla Corte europea dei diritti dell'uomo (Cedu), al Consiglio costituzionale francese e in Corte d'appello a Parigi. «Ogni strada possibile», spiega Le Pen al Parisien dopo la condanna per appropriazione indebita di fondi pubblici.
«Siamo innocenti nel merito», insiste Bardella: inaccettabile che la democrazia sia minata da «considerazioni politiche»; che hanno innescato l'esecuzione immediata dei 5 anni di ineleggibilità. Macron, in Cdm, ha ricordato ieri che «l'autorità giudiziaria è indipendente» e «che i magistrati devono essere protetti». Ma ha detto pure che «tutti coloro che cercano giustizia hanno diritto a fare ricorso». Non si era ancora pronunciato dopo la condanna di lunedì. Con i ministri, il capo dello Stato si è detto «garante delle istituzioni» senza entrare nei dettagli di una sentenza quanto meno inusuale. Il procuratore generale di Parigi dice che l'accelerazione del calendario giudiziario non è una «sconfessione» della sentenza (in media sarebbero dovuti trascorrere 18 mesi per l'appello, fuori tempo per una campagna presidenziale).
Ma è un fatto che la Corte abbia deciso di anticipare il secondo grado dopo la reazione di deputati e senatori. Perfino diretti avversari di Le Pen, centristi e neogollisti, scandalizzati dagli argomenti messi in campo dai giudici; pronti a modifiche dell'attuale legge, come ipotizzato pure dal premier Bayrou.
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