
I dazi sgambettano i colossi delle calzature. Da Crocs a Nike, passando per le europee Adidas e Puma, ieri tutti i marchi di calzature che realizzano una parte considerevole dei loro prodotti in Vietnam, Cambogia e Indonesia, hanno segnato forti debacle in Borsa. Nike è arrivata a cedere fino al 13%, cancellando oltre 12 miliardi di dollari di valore di mercato. Peggio hanno fatto Crocs con un tonfo di oltre il 15%, Skechers (-17%) e soprattutto Vf Corporation (-28%), a cui fanno capo marchi di grande blasone quali The North Face, Timberland, Vans e Jansport.
Ieri è stata una giornata da dimenticare anche per le aziende europee del settore, con forti vendite sul tandem composto da Adidas e Puma, entrambe scese dell'11 per cento.
Il nuovo giro di dazi annunciato il 2 aprile da Donald Trump è stato una doccia fredda per chi negli anni aveva spostato buona parte della filiera produttiva dalla Cina ad altri paesi asiatici in cui il costo della manodopera era molto basso. Le tariffe più alte andranno a colpire proprio quei paesi, in particolare i beni provenienti dal Vietnam con un'aliquota di addirittura il 46%, quelli dall'Indonesia al 32% e quelli dalla Cina al 34 per cento.
Per Nike il problema è di non poco conto. Circa metà della sua produzione di scarpe proviene proprio dal Vietnam, dove il colosso dell'abbigliamento sportivo produce anche il 28% dei vestiti. In generale Nike si rifornisce per l'11% dei suoi prodotti dalla Cina e per il 21% dall'Indonesia.
Skechers e Crocs a loro volta sono legate a doppio filo soprattutto al Vietnam dove producono rispettivamente il 40 e il 50% circa delle scarpe. Il picco massimo è quello di On Holding, il marchio che vede Roger Federer nella doppia veste di testimonial e investitore, che si affida al Vietnam per il 90% della propria produzione.
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