
Chissà se anche stavolta finirà come nel 2022, quando di fronte all'esito disastroso dello sciopero l'Associazione nazionale magistrati disse che comunque non si poteva parlare di flop, «lo sciopero non è andato benissimo sotto il profilo delle adesioni ma la finalità di parlare all'esterno l'abbiamo raggiunta». Allora il bersaglio era la legge Cartabia, oggi la riforma costituzionale sulla separazione delle carriere e il sorteggio del Csm. E oggi, ben più che allora, un fallimento potrebbe risultare esiziale per il potere di veto dell'Anm.
L'obiettivo dei nuovi vertici del sindacato delle toghe - che vivono con comprensibile apprensione la scadenza di oggi - è superare robustamente il 48 per cento di adesioni di tre anni fa, pur sapendo che i magistrati del settore civile - che sono più della metà del totale - non sono toccati dal tema della separazione delle carriere, e questo potrebbe intiepidire il loro entusiasmo verso lo sciopero. In compenso tutte le correnti delle toghe, dalla sinistra di Magistratura democratica ai conservatori di Magistratura indipendente, hanno rinnovato l'appello alla adesione. E la sensazione degli esponenti locali dell'Anm è che lo scontro frontale col governo Meloni aperto anche su altri fronti avrà l'effetto di compattare la categoria.
Il conteggio delle adesioni non sarà lineare. I magistrati che aderiscono hanno l'obbligo di comunicarlo per iscritto ai loro capi, in modo che venga effettuata la trattenuta della giornata di stipendio: e fino a ieri sera le adesioni hanno continuato a pervenire, con percentuali diverse di uffici e di città. In Procura a Torino oggi sciopererà l'80 per cento dei magistrati, a Milano i giudici di primo grado aderiscono al 65 per cento ma quelli d'appello si fermano al 50, a Napoli in Procura oltre il 90 e così via, nel ritratto di una categoria frastagliata, con adesioni maggiori tra i giovani e al sud. Complessivamente le previsioni della vigilia sembrano indicare una adesione nazionale tra il 60 e il 70 per cento. Comunque l'Anm ha escogitato una strada per rivendicare una adesione più alta: con una circolare «Sciopero, istruzioni per l'uso» distribuita nei giorni scorsi ha spiegato che si può scioperare senza rimetterci lo stipendio se si è impegnati in attività urgenti, «a chi aderisce allo sciopero ma garantisce comunque un servizio essenziale non si applicherà la trattenuta e verrà, ai fini statistici, computato come scioperante». Tra il dato ufficiale e la statistica della Anm si potrebbero dunque registrare differenze cospicue.
Certo, a tenere bassa l'affluenza potrebbe esserci anche una sorta di rassegnazione davanti alla velocità con cui il governo sta portando avanti senza scossoni la riforma: già approvata alla Camera, incardinata al Senato dove la commissione Affari costituzionali ha già iniziato una lunga serie di audizioni («e poi dicono che non ascoltiamo nessuno...», dice un componente moderato della commissione) e prima dell'estate si potrebbe arrivare alla approvazione definitiva. Ma proprio l'ineluttabilità della sconfitta potrebbe innescare tra le toghe l'istinto al beau geste, all'orgoglio identitario. Anche se questo, come ammette ieri sera il procuratore generale di Caltanissetta Gaetano Bono, costituirà «un sacrificio non solo per noi magistrati, ma anche per tutte le persone che quel giorno attendono la celebrazione di un'udienza, magari da anni». Ma Bono sciopererà, pur sapendo che in questo modo la magistratura «accetterà di mettere a rischio la sua già traballante immagine».
Allo sciopero aderiscono anche altri capi di Procure e presidenti di tribunale, e - decisione inconsueta, a rimarcare l'importanza dello scontro aperto - anche i componenti togati del Consiglio superiore della magistratura.
Ad accompagnare lo sciopero, sulla scalinata del tribunale di Milano e a Roma davanti alla Corte di Cassazione i magistrati daranno vita a flash mob con la coccarda tricolore sul petto e la Costituzione in mano. Il top a Genova, dove a leggere alcuni testi di Piero Calamandrei sarà l'attore Antonio Albanese.
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