
Femminicidio Ilaria Sula. Sgozzata con i genitori in casa, trasportata in strada come se niente fosse, caricata sull'auto e poi gettata nel dirupo. Chi ha aiutato Mark Antony Samson a far sparire il cadavere della ragazza? Se lo chiedono gli inquirenti che ieri sono tornati nell'appartamento di via Homs, quartiere Africano, dove il killer ha ucciso l'ex fidanzata 22enne dopo averla attirata in una trappola mortale.
Mille i dubbi su una storia che, nonostante la confessione, presenta molti, troppi, punti oscuri. Di certo Ilaria, uscita di casa, viva, alle 21,30 del 25 marzo, il giorno dopo viene gettata, morta, in un crepaccio del monte Guadagnolo, a 50 chilometri dalla capitale. Dove è stato nascosto, per quasi 24 ore, il corpo? Come ha fatto Mark a uscire, in pieno giorno, con il cadavere di Ilaria in un trolley da cui spuntavano le gambe senza che nessuno se ne accorgesse? Dai primi rilievi nell'appartamento in cui il killer viveva con padre e madre, la polizia scientifica ha rilevato tracce di sangue. Non quante ci si aspettava visto che dal primo esame medico legale Ilaria è stata uccisa con più coltellate. Certo è che la stanza del ragazzo è stata pulita, neanche troppo bene. Pm e investigatori si chiedono come sia stato possibile che i genitori non abbiano sentito se non le urla, almeno il trambusto provocato dalla mattanza. Mark, nel lungo interrogatorio confessione di martedì, non ha risposto a molte domande del pm. Scena muta sui particolari che l'hanno portato sulla provinciale guadagnolese, a Sud di Roma, con il cadavere parzialmente chiuso nella valigia. Una scena congelata dalla fototrappole, piccole telecamere usate per il controllo delle discariche abusive, alle ore 18 del 26 marzo.
Si sbarazza di tutto ciò che apparteneva a Ilaria, Mark, tranne del suo cellulare, spento e acceso a più riprese per cancellare i profili social della vittima e inviare messaggi Whatsapp a parenti e amici. Una sceneggiata, un depistaggio per farla credere ancora viva, che l'ha tradito. Lo smartphone, anche se per poco tempo, aggancia le celle del quartiere Africano. Tanto che gli uomini della squadra mobile gli stanno addosso sin dalla denuncia di scomparsa, il 29 marzo. Due giorni di indagini e pedinamenti, poi il lungo interrogatorio. Mark crolla e indica il punto in cui ha nascosto il cadavere. Ma non spiega molte cose. Il telefono, gettato in un tombino a Montesacro, non è stato ancora trovato. L'arma del delitto, un coltello da cucina lasciato in un cassonetto, è in laboratorio per le analisi. Le indagini non sono affatto concluse: si attendono i referti della scientifica sull'auto del ragazzo. I genitori dell'assassino rischiano l'accusa di concorso in omicidio di primo grado e occultamento di cadavere.
Oggi l'interrogatorio di convalida del fermo, nel carcere di Regina Coeli, per Mark.
Le accuse sono di omicidio volontario aggravato dalla crudeltà, dalla premeditazione e dalla relazione affettiva con la vittima, oltre che di occultamento di cadavere. Secondo l'autopsia, eseguita ieri all'istituto di Medicina legale dell'Umberto I, Ilaria è stata colpita con tre coltellate al collo ed è morta per choc emorragico.
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