Tre petroliere della flotta fantasma russa. E tre esplosioni a firma ucraina (e turca)

L'ultima è la Sea Jewel al largo di Savona. Come la Sea Charm e la Grace Ferrum aveva sostato a Ceyhan

Tre petroliere della flotta fantasma russa. E tre esplosioni a firma ucraina (e turca)
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Tre petroliere, altrettanti sabotaggi e troppe coincidenze, che molto probabilmente coincidenze non sono. La vicenda della Sea Jewel, ancorata da venerdì scorso davanti alla costa di Savona con uno squarcio di circa un metro di diametro, sta portando alla luce brandelli di una verità occultata dai servizi segreti stranieri, che in tutta questa storia hanno recitato un ruolo tutt'altro che secondario.

Lo scenario è il medesimo, il Mediterraneo. Il 17 gennaio la petroliera Sea Charm, della compagnia greca Thenamaris, è stata danneggiata nel porto turco di Ceyhan da un'esplosione. I detriti dell'imbarcazione sono stati raccolti e inviati per l'esame ai servizi di sicurezza, che hanno riscontrato tracce d'esplosivo. La Sea Charm ha poi navigato verso la Grecia e ha trascorso 10 giorni nella regione del Pireo nei cantieri navali di Skaramangas, dove è stata sottoposta a riparazioni. Da allora ha ritirato un carico in Libia e si trova tra Savona e Vado Ligure insieme alla Sea Jewel.

Una seconda nave, la Grace Ferrum, gestita dalla società cipriota Cymar, e battente bandiera liberiana, è stata colpita da una potente esplosione al largo delle coste della Libia l'8 febbraio, causando danni così gravi che si è resa necessaria un'operazione di salvataggio.

Si arriva quindi a venerdì scorso, con il sabotaggio della Sea Jewel, investita da due esplosioni al porto di Savona. Sul posto sono intervenute le forze speciali della Marina militare, in particolare il reparto palombari del Comsubin (Comando subacquei e incursori) di La Spezia, massimi esperti nelle tecniche di sabotaggio marino. I militari non hanno avuto dubbi sulla natura dolosa dell'incidente: le lamiere piegate verso l'interno e una moria di pesci attorno allo scafo hanno fatto pensare fin dall'inizio a una detonazione. Le pareti del serbatoio non sono state fortunatamente intaccate.

Due i punti in comune tra queste tre navi: sono partite dal terminal russo di Novorossiysk nel Mar Nero, e hanno fatto scalo al porto turco di Ceyhan. Una terza convergenza, ancora del tutto da provare, riguarda il carico. Le navi sono sospettate di avere trasportato in Europa greggio russo, nonostante l'embargo. Il destinatario finale del greggio della Sae Jewel potrebbe essere un impianto del Nord Italia, ma sono elementi che verranno accertati dai magistrati che per ora hanno interrogato l'equipaggio, di nazionalità bulgara, e indagano per naufragio aggravato da terrorismo. Per tutte e tre le petroliere sono stati esaminati i dati di navigazione, in modo da ricostruire la rotta esatta e individuare quando e dove sarebbero stati piazzati gli ordigni.

Fonti investigative fanno sapere che il sabotaggio potrebbe essere avvenuto al porto turco di Ceyhan, scalo delle tre petroliere dopo la partenza da Novorossiysk, e i sospetti, con il trascorrere delle ore, porterebbero al reparto guastatori dell'intelligence militare ucraina. Non è certo un mistero che Kiev e Ankara abbiano lavorato fianco a fianco fin dalla primavera del 2023 per addestrare e armare i ribelli di Al Jolani in Siria e favorire così la cattura di Damasco e la fuga di Al Assad (avvenuta l'8 dicembre). La collaborazione era stata confermata dal capo dell'intelligence ucraina Budanov e non negata dall'omologo turco Kalin.

Al terminal di Ceyhan agenti ucraini potrebbero quindi aver operato indisturbati per piazzare cariche esplosive su navi riconducibili alla Russia. Imbarcazioni di quella flotta fantasma su cui Mosca fa affidamento per evadere le sanzioni occidentali.

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