Trenta costretta a traslocare: rinuncia alla casa da ministra

La Trenta lascerà l'appartamento in centro a Roma ma rivendica: "Non ho violato la legge". Poi grida al complotto: "Da ministro ho dato fastidio"

Trenta costretta a traslocare: rinuncia alla casa da ministra

Alla fine, travolta dalle polemiche, Elisabetta Trenta ha rinunciato all'appartamento dello scandalo. Nelle prossime ore farà gli scatoloni e traslocherà dall'alloggio che le è stato assegnato quando aveva assunto la guida della Difesa. Centottanta metri quadrati in pieno centro a Roma per la modica cifra di 540 euro al mese. Fino a ieri diceva che non se ne sarebbe mai andata perché, conducendo "una vita di relazioni", ha bisogno di "una casa grande". Nella notte, poi, il repentino cambio di idea e la comunicazione a 24 Mattino su Radio 24 dell'istanza di rinuncia. Il marito la avrebbe già presentata, "pur essendo tutto regolare", per "salvaguardare la famiglia". Ovviamente non se ne andranno subito. "Lasceremo l'appartamento nel tempo che ci sarà dato per fare un trasloco e mettere a posto la mia vita da un'altra parte - ha sentenziato l'ex ministro - sono una cittadina come gli altri, chiedo e pretendo rispetto".

Nemmeno Luigi Di Maio e il Movimento 5 Stelle l'ha difesa. Così, scaricata da tutti e sotto il fuoco incrociato di maggioranza e opposizione, la Trenta ha dovuto fare un passo indietro. Lo ha fatto dopo quarantotto ore di polemiche e ultimatum che hanno dato l'ennesima riprova del doppiopesismo pentastellato. Ai microfondi i Radio 24 ha assicurato di essersi confrontata con il capo politico grillino e di averlo convinto delle sue ragioni. In chiaro, però, sono piovute solo bordate. Tanto che, nonostante le prime dichiarazioni in cui rivendicava il diritto a rimanere in quell'appartamento a poche centinaia di metri da piazza san Giovanni in Laterano, si è vista costretta a chiedere al marito Claudio Passarelli di presentare l'istanza di rinuncia. La decisione è arrivata solo per opportunità politica. Non è stata, infatti, accompagnata da alcun mea culpa. "La mia colpa è essere una persona per bene", ha rivendicato gridando, poi, al complotto: "Forse avrò dato fastidio a qualcuno quando facevo il ministro...". Non ammette che la sua possa essere stata una scelta inopportuna come le è stato fatto notare da più parti. "Si sta lasciando passare l'idea falsa che l'ex ministro abbia mantenuto la casa di servizio. Quell'alloggio è stato assegnato temporaneamente a mio marito. Ci dormo perché sono la moglie", ha poi puntualizzato spiegato che l'appartamento è stato assegnato al consorte "perché lo prevede il regolamento" che gli dà "le caratteristiche per usufruire di quella assegnazione".

Il refrain del "non ho violato alcuna legge" si scontra con quanto sta emergendo nelle ultime ore. Dopo che la procura militare della Capitale ha aperto un fascicolo per vederci chiaro su quanto accaduto, Fiorenza Sarzanini ha, infatti, svelato sul Corriere della Sera l'iter-lampo per tenersi la casa avuta da ministra. Sarebbero, infatti, bastate appena quarantotto ore perché l'alloggio venisse riassegnato al marito che è ufficiale dell'Esercito italiano con il grado di maggiore e attualmente svolge un incarico di prima fascia. "Lo abbiamo fatto per evitare ulteriori aggravi economici sull'amministrazione (a cui competono le spese di trasloco, ndr)", si è giustificata ieri. Grazie a questo trucco, anziché tornsene al Pigneto, dove vivevano prima, sono rimasti nel super appartamento in centro a Roma che consta di quattro camere, due bagni, un salone doppio, una cucina con terrazzo, il posto auto e la cantina.

Lo scontro con i Cinque Stelle avrà sicuramente ripercussioni nel movimento. E non solo perché quello della Trenta è l'ennesimo caso di grillini che fanno i furbetti con gli immobili. In passato avevano già fatto parlare sia l'affitto della casa di Rocco Casalini pagato coi soldi pubblici destinati al movimento sia gli alloggi popolari assegnati alla madre di Paola Taverna e al senatore Emanuele Dessì. Persino quest'ultimo si è fiondato a fare dei distinguo tra la sua situazione e quella della Trenta. "Io vivo in cinquanta metriquadri con altre quattro persone...", ha puntualizzato.

All'ex ministro, questa corsa a scaricarla non è affatto piaciuto. "Non sono stata trattata bene", ha lamentato pur non mettendo in diuscussione la permanenza nel M5s. "Magari mi prenderò una pausa di riflessione".

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