Trump a due facce: spiragli e linea dura sul futuro dei dazi. "Abbiamo più potere per le negoziazioni. È ora di arricchirsi"

Il tycoon sconfessa i consiglieri e apre a trattative: "Tutti ci chiamano. Gli investitori? Le politiche non cambieranno". Caos Usa: corsa agli acquisti. Oggi cortei anti-Donald

Trump a due facce: spiragli e linea dura sul futuro dei dazi. "Abbiamo più potere per le negoziazioni. È ora di arricchirsi"
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Prima apre alle trattative contraddicendo i suoi stessi consiglieri, poi torna a mostrare il pugno duro e afferma che la sua linea non cambierà. Donald Trump porta sulle montagne russe gli Stati Uniti e il mondo intero sulla questione dei dazi, e nonostante il crollo del mercato azionario e il dollaro in caduta libera, ripete che questo è il momento di arricchirsi. Ieri mattina il presidente americano ha spiegato che «le tariffe doganali ci danno un grande potere di negoziazione. Tutti i paesi ci stanno chiamando. Abbiamo preso il comando: se avessimo chiesto loro di farci un favore avrebbero detto di no. Ora, invece, farebbero qualsiasi cosa per noi». E smentendo quanto dichiarato dal segretario al Commercio Howard Lutnick e dal consigliere Peter Navarro (i quali hanno ribadito a più riprese che non c'era spazio per trattare), ha detto di essere disponibile a ridurre le percentuali se altre Nazioni fossero state in grado di offrire qualcosa di «fenomenale». Un possibile scambio? Alleggerire i dazi alla Cina in cambio del via libera alla vendita delle operazioni americane di TikTok. E non si è trattenuto dal sottolineare che «la Cina se l'è giocata male» replicando con i contro-dazi «e si è fatta prendere dal panico. L'unica cosa che non può permettersi di fare». Dopo l'apertura, tuttavia, il presidente americano ha fatto nuovamente marcia indietro: «Le mie politiche non cambieranno mai. Questo è un grande momento per arricchirsi, per arricchirsi più che mai», è il messaggio lanciato su Truth agli investitori «che vengono negli Stati Uniti». La Casa Bianca, da parte sua, ha consigliato ai repubblicani del Congresso americano di concentrarsi sull'impatto di lungo termine dei dazi, mettendo in evidenza che il tycoon sta «rivoluzionando il commercio mondiale» e le tariffe innescheranno il ritorno delle aziende negli Usa, ampliando la base manifatturiera e «creando posti di lavoro ben pagati». Ma anche tra i conservatori non tutti sono convinti che le politiche commerciali del comandante in capo avranno effetti positivi. E infatti al Senato è stato presentato un progetto bipartisan che concede al Congresso il via libera finale sui dazi imposti da un presidente: il provvedimento porta la firma del repubblicano Chuck Grassley e della democratica Maria Cantwell, e pur avendo poche chance di essere approvato, mostra senza dubbio il disagio di alcuni esponenti del Grand Old Party.

Intanto negli Usa è già scattata la corsa agli acquisti «preventivi»: dai televisori alla salsa di soia, dagli indumenti alla birra irlandese, milioni di americani hanno reagito ai dazi allo stesso modo, ossia precipitarsi nei negozi a fare scorta per la paura di un'imminente impennata dei prezzi. La sensazione diffusa, ha spiegato il Wall Street Journal, è che il colpo stavolta arriverà a tutti: dai piccoli imprenditori ai consumatori, e in tanti vogliono giocare d'anticipo. Anche Mark Cuban, imprenditore miliardario e personaggio televisivo, ha suggerito la stessa cosa ai suoi follower. «Dal dentifricio al sapone, qualsiasi cosa per cui riuscite a trovare spazio in casa, acquistatela prima che debbano rifornire l'inventario - ha affermato in un post sulla piattaforma di social media Bluesky -. Pure se sono prodotti negli Usa, aumenteranno il prezzo e daranno la colpa ai dazi». E oggi è la giornata della grande protesta contro Trump in tutti e 50 gli Stati americani: la manifestazione «Hands Off», con oltre 1.100 eventi ai quattro angoli del Paese, dovrebbe rappresentare la più grande dimostrazione in un solo giorno contro il 47° presidente da quando è tornato alla Casa Bianca. «Non si tratta solo di corruzione, non si tratta solo di cattiva gestione.

Si tratta di un'acquisizione ostile» del potere, si legge sul sito dell'organizzazione. Si protesta contro Trump, ma anche contro i suoi alleati miliardari, a partire dal first buddy Elon Musk e i suoi tagli al governo federale con il Doge.

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