Trump studia dazi mirati per spaccare l'Europa

Gli Usa potrebbero imporre tasse alle importazioni solo a Paesi di loro scelta. Ma Metsola avverte: "La Ue sarà pronta a tutto"

Trump studia dazi mirati per spaccare l'Europa
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Nel primo round Donald Trump ha scosso l'Europa spingendola a cercare miliardi per un potenziamento militare e imponendo così il più grande sconvolgimento della sicurezza dalla Guerra Fredda. Il secondo gong è suonato mercoledì con l'annuncio dei dazi al 25% per l'auto e per le other things, altri settori. E ieri ha rincarato la dose puntando il dito sull'Iva: «Non ci piace come la Ue tratta le nostre aziende, avremo dazi reciproci con l'Ue», ha detto al britannico Starmer.

«Il presidente deciderà cosa fare dopo il 1 aprile», ha detto Kevin Hassett, il principale consigliere economico della Casa Bianca. L'obiettivo di Trump, però, è già chiaro: spaccare il Vecchio Continente scardinando la cooperazione multilaterale. Divide et impera. La missione non è impossibile perché l'Europa divisa lo è già lo si vede nel caso delle spese militari - e parla già a più voci. L'impatto, però, da economico diventerà anche politico se un singolo Paese dovesse negoziare, e ricevere, un trattamento differenziato dalla Casa Bianca attraverso accordi bilaterali. L'ipotesi è tutt'altro che remota. Anzi, è «tecnicamente possibile» che gli Usa «impongano dazi alle importazioni da un Paese e non da un altro», ha ammesso ieri un portavoce della Commissione Ue.

Mentre la presidente dell'Eurocamera, Roberta Metsola, in un intervento all'università John Hopkins di Washington ieri ha detto «non vogliamo fregare nessuno» ma «siamo pronti a tutto», altre reazioni alle parole di Trump sono arrivate da alcuni Paesi membri. Il ministro dell'Economia francese, Eric Lombard, ha dichiarato che «se gli americani manterranno gli aumenti annunciati, la Ue farà lo stesso». Il premier spagnolo Pedro Sanchez ha assicurato che «l'Unione adotterà misure proporzionate alla sfida» e che «un sistema multilaterale oggi è più necessario di sempre».

Dal governo italiano è arrivata la voce di Antonio Tajani: per il vice di Meloni nonché ministro degli Esteri, «le risposte sono di livello europeo» e «cercheremo di trovare le migliori soluzioni possibili per tutelare i nostri interessi in un rapporto transatlantico che non deve deteriorarsi. Però dobbiamo tutelare i nostri interessi e le nostre imprese e trovare delle soluzioni che permettano alle nostre realtà di essere competitive». Per l'altro vicepremier, Matteo Salvini, Trump usa i dazi «come merce di scambio» e «Trump è uomo di business, ti siedi al tavolo. Cosa difendi, l'interesse di Macron o quello degli operai e degli imprenditori italiani?», ha detto ieri. Secondo il ministro delle Imprese, Adolfo Urso (Fdi), «i dazi sono la punta dell'iceberg ma la risposta riguarda la capacità dell'Europa di raggiungere una piena autonomia strategica nel campo energetico, della difesa, dell'industria, per contribuire alla politica comune del nostro Occidente».

Nel frattempo, Ursula von der Leyen è volata in India. «In un'epoca di conflitti e intensa competizione, c'è bisogno di amici fidati. Discuterò con Narendra Modi di come portare la nostra partnership strategica al livello successivo», ha scritto su X la presidente della Commissione Ue. Mentre il commissario europeo per il Commercio, Maros Sefcovic, sta pianificando una missione in Cina alla fine di marzo. Uno degli effetti collaterali della guerra commerciale scatenata dall'altra parte dell'Atlantico, però, potrebbe essere proprio spingere la Ue tra le braccia dei cinesi (dal 4 marzo scatteranno altri dazi Usa del 10% per il Dragone, dopo quelli entrate in vigore all'inizio del mese) perché più si allentano i legami tra Pechino e Washington e più la Cina cercherà di smaltire in Europa i surplus della sua industria segnata da enormi eccessi di capacità produttive.

Sullo sfondo, i ministri delle finanze al G20 di Città del Capo (erano assenti numerose delegazioni, tra cui quelle di Usa e Cina) non avrebbero raggiunto l'accordo per la stesura del comunicato finale che normalmente conclude le riunioni.

La presidenza di turno del G20, spettante al Sud Africa, avrebbe diffuso solo un riassunto dei lavori, che non cita la parola dazi e dà conto di un generico sostegno all'importanza di rafforzare la cooperazione multilaterale.

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