Trump stupisce ancora. Silurato il capo dell'Fbi: indagava sul Russiagate

Il presidente Usa: "James Comey non faceva un buon lavoro". Polemiche a Washington

Trump stupisce ancora. Silurato il capo dell'Fbi: indagava sul Russiagate

New York - Colpo di mano di Donald Trump, che leva di mezzo il personaggio risultato più scomodo nella vicenda dei presunti legami tra membri della sua campagna e uomini legati al Cremlino. Il presidente americano ha licenziato con effetto immediato il direttore dell'Fbi, James Comey, dietro «raccomandazione del ministro della Giustizia», Jeff Sessions. Una mossa che ha un solo precedente risalente al 1993, durante l'amministrazione di Bill Clinton. Alla base della decisione, meditata nel corso degli ultimi mesi dal Commander in Chief, per la Casa Bianca ci sarebbe l'incapacità di Comey di gestire in modo adeguato le indagini sull'emailgate di Hillary Clinton, ma i detrattori sono convinti che sia dipesa in realtà dagli sviluppi delle indagini sul Russiagate.

Secondo il New York Times la notizia è però arrivata come un fulmine a ciel sereno per l'ormai ex numero uno del Bureau, che ha saputo del licenziamento dalla tv mentre si trovava nella sede dell'Fbi di Los Angeles e inizialmente ha pensato a uno scherzo. Sempre il Nyt ha rivelato che pochi giorni fa Comey aveva chiesto «un incremento significativo di risorse e personale» per portare avanti le indagini sul Russiagate. Indiscrezioni smentite tuttavia dal Dipartimento di Giustizia, che le ha bollate come Fake News. Nella lettera con cui gli ha annunciato il benservito, Trump si è detto «grato per essere stato avvertito in tre diverse occasioni che non ero sotto indagine».

Nonostante questo è arrivato alla conclusione che Comey non era in grado di svolgere in modo efficace il suo incarico. Su Twitter, poi, il tycoon ha spiegato che l'ex direttore «non stava facendo un buon lavoro», e sarà sostituito da qualcuno che farà «un lavoro di gran lunga migliore», in grado di riportare «il prestigio» all'Fbi. «Comey ha perduto la fiducia di quasi tutti a Washington, sia repubblicani che democratici - ha aggiunto -. Quando le cose si calmeranno, mi ringrazieranno».

L'ex numero uno del Bureau è stato protagonista della fase finale della campagna elettorale, attirandosi l'ira dei democratici che lo hanno accusato di aver favorito la vittoria di Trump, riaprendo l'indagine sulle email della Clinton. E per questo, decidendo di allontanarlo, il presidente pensava di incassare il loro appoggio. Invece diversi esponenti dell'Asinello lo hanno attaccato duramente, chiedendo la nomina di un procuratore speciale indipendente per le indagini sul Russiagate. «Gli ho detto che stava facendo un grave errore», ha spiegato il leader della minoranza dem in Senato, Chuck Schumer. Trump dovrebbe nominare il nuovo capo dell'Fbi (che poi dovrà essere confermato dal Senato) entro la fine della settimana, e nel frattempo le sue funzioni saranno esercitate dal numero due, Andrew McCabe.

Il prossimo direttore «dovrà avere grande esperienza e reputazione, integrità morale e una straordinaria indipendenza», ha assicurato il vice presidente Mike Pence. Nella lista dei papabili ci sono due fedelissimi di Trump, il governatore del New Jersey, Chris Christie, e l'ex sindaco di New York, Rudy Giuliani, anche se entrambi sono considerati troppo di parte e difficilmente otterrebbero il via libera del Senato. In corsa anche lo «storico» commissario del New York Police Department, Ray Kelly, che con il suo pugno di ferro nei confronti del crimine potrebbe trovarsi sulla stessa linea del ministro della Giustizia Sessions.

Si fa anche il nome di Trey Gowdy, il repubblicano del South Carolina alla guida della commissione della Camera che ha indagato sulle azioni della Clinton dopo l'attacco a Bengasi, e non è escluso nemmeno l'attuale numero due del Bureau, McCabe.

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