Tutti gli errori di Biden sul "garage gate". Il figlio Hunter nel mirino

I repubblicani: "Chi ha avuto accesso alle carte?". Sospetti sugli affari del rampollo in Ucraina

Tutti gli errori di Biden sul "garage gate". Il figlio Hunter nel mirino

New York. L'ombra del «garage-gate» rischia di diventare la peggiore crisi politica della presidenza di Joe Biden. E mentre emergono nuovi dettagli sulle carte riservate trovate in un ufficio e nella casa del Comandante in Capo, i repubblicani cavalcano la vicenda accusando Biden di aver taciuto e i democratici di politicizzare la giustizia.

James Comer, presidente della commissione vigilanza della Camera, ha inviato una lettera alla Casa Bianca per accertare se Hunter Biden, il figlio del presidente, ebbe accesso ai documenti classificati scoperti nella residenza del padre a Wilmington. Residenza che risulterebbe anche dalla sua patente di guida sino al 2018. «La commissione è preoccupata che Biden abbia immagazzinato documenti classificati nello stesso luogo dove risiedeva suo figlio mentre era coinvolto in affari con avversari degli Stati Uniti», si legge nella lettera. Pur se la Casa Bianca continua a ribadire la «trasparenza» sulla gestione e la sua «piena collaborazione» con il dipartimento di Merrick Garland, il tentativo di controllare i danni ha peggiorato la situazione portando alla conseguenza più temuta, ossia la nomina di un consigliere speciale. Garland ha scelto l'ex procuratore del Maryland Rob Hur per indagare sulla «possibile rimozione e conservazione non autorizzata di documenti classificati e altre carte». Secondo quanto riferito dalla Cnn, tra i documenti ritrovati, risalenti a quando Biden era vice presidente, ci sono promemoria e appunti per alcune chiamate con l'allora premier britannico e il presidente del Consiglio Europeo. Intanto alcuni ex collaboratori che lavorarono per lui negli ultimi giorni della sua vice presidenza sono stati interrogati nell'ambito dei primi accertamenti condotti dalla procura di Chicago su incarico del ministro della Giustizia. Il fatto che gli avvocati di Biden abbiano immediatamente avvisato gli Archivi Nazionali può avergli risparmiato il clamore della scoperta, come avvenuto dopo il raid dell'Fbi a Mar-a-Lago, residenza di Trump in Florida. Ma tacere sulla seconda tranche di materiale classificato, trovato il 20 dicembre nel garage della sua abitazione di Wilmington, in Delaware, e comunicato al dipartimento di Giustizia ma non agli americani, ha fatto pensare che il presidente abbia qualcosa da nascondere. Il risultato è che la Casa Bianca ha offerto il fianco alla nuova maggioranza repubblicana della Camera per rilanciare le teorie su una giustizia politicizzata che attacca Trump e copre le illeciti dei presidenti democratici. «Ecco qualcuno che ha detto di essere tanto preoccupato per i documenti del presidente Trump... E ora scopriamo che lui come vice presidente ne ha conservati per anni in luoghi diversi», ha commentato il neo speaker Kevin McCarthy, condannando i due pesi e due misure applicati con l'attuale presidente e il suo predecessore. Mentre alcuni deputati repubblicani hanno chiesto di vedere il registro dei visitatori delle case di Biden, sostenendo che la scoperta di materiale classificato in una delle sue due abitazioni è un rischio per la sicurezza nazionale.

Nel frattempo, il tycoon è alle prese con altri guai giudiziari che riguardano la sua società, pur se né lui né i suoi figli erano coinvolti nel processo. La Trump Organization ha ricevuto una multa da 1,6 milioni di dollari per frode fiscale: la società è stata condannata per 17 reati tra cui associazione a delinquere e falsificazione di documenti aziendali.

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