Ursula, la corsa è a ostacoli. Dubbi su Costa al Consiglio

Il Ppe chiede per l'Italia vicepresidenza e un commissariato di peso. Metsola vuole il bis al Parlamento. Tajani: Draghi? Mai stato in pista

Ursula, la corsa è a ostacoli. Dubbi su Costa al Consiglio
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Ursula von der Leyen si prepara al bis come presidente della Commissione europea, ma - come spesso succede nelle istituzioni europee - le trattative riservano sorprese e rallentamenti all'ultimo miglio. Dalla cena informale dei capi di Stato e di governo avvenuta ieri a Bruxelles dovrebbe essere arrivato il semaforo verde per un suo secondo mandato alla guida delle istituzioni europee, con però una certa dose di incertezza rispetto ai numeri. Sia la von der Leyen sia Roberta Metsola (candidata del Ppe alla presidenza dell'europarlamento) hanno partecipato solo alla prima parte della cena in cui è analizzato l'esito delle elezioni, lasciando nel momento in cui si è passati a discutere delle nomine.

Il via libera alla von der Leyen, spitzenkandidat del Ppe, da parte di Francia e Germania è arrivato nel fine settimana al G7 in Puglia dopo l'incontro tra Emmanuel Macron e Olaf Scholz, entrambi usciti ridimensionati dalle europee. Per Giorgia Meloni il discorso è invece diverso: dalla rielezione della von der Leyen, la premier punta ad avere importanti concessioni per l'Italia a partire dalla vicepresidenza della Commissione Ue e un commissario di peso. E il sostegno esterno passa da un'apertura o meno alle istanze italiane.

Sia Scholz sia Macron puntano ad accelerare cercando di chiudere la partita delle nomine prima delle elezioni francesi di fine mese, consapevoli che una vittoria di Marine Le Pen al ballottaggio del 7 luglio comporterebbe uno spostamento degli equilibri.

La data x è il Consiglio europeo del 27/28 giugno in cui potrebbe arrivare il via libera formale alla von der Leyen. Oltre alla figura del presidente della Commissione, i leader europei devono indicare il presidente del Consiglio europeo e l'Alto rappresentante dell'Ue per la Politica estera. Le due figure favorite sono rispettivamente l'ex premier socialista portoghese Antonio Costa (anche se emergono nei suoi confronti perplessità da ambienti del Ppe a causa delle posizioni sulla guerra in Ucraina) e la premier estone Kaja Kallas.

Eppure la partita per l'elezione di Ursula von der Leyen è tutt'altro che conclusa perché non è sufficiente la volontà del Consiglio europeo ma è necessario il voto del Parlamento. Dopo aver ottenuto la maggioranza qualificata al Consiglio, la Von der Leyen deve ottenere la maggioranza assoluta al Parlamento, ovvero 361 voti su 720. Nell'Europarlamento è il Ppe, forte del maggior numero di seggi, a giocare il ruolo da protagonista. Ieri i leader dei popolari hanno partecipato a una riunione con la von der Leyen per fare il punto e, a margine dell'incontro, Antonio Tajani ha sottolineato per l'Italia «il diritto alla vicepresidenza e a un commissario di peso». Tajani ha poi aggiunto che «l'Ecr non può essere escluso dalla maggioranza» esprimendo la sua contrarietà ai verdi e spiegando che «nel Ppe nessuno ha mai parlato di Mario Draghi».

Diverso il caso di Roberta Metsola che ieri ha annunciato la sua candidatura a presidente del Parlamento europeo: «Ho presentato la mia candidatura. La scadenza era oggi a mezzogiorno. Vedremo il risultato».

In ogni caso, anche se arrivasse il via libera delle nomine nel consiglio europeo di fine mese, il voto alla plenaria di Strasburgo potrebbe essere calendarizzato già per la seduta del 16-19 luglio. L'attuale maggioranza Ursula (Ppe, socialisti, liberali) può contare su 406 seggi, circa quaranta in più dei voti necessari. Ma occorre tenere in considerazione il rischio di franchi tiratori, soprattutto perché il voto è segreto.

Per essere tranquilli serve perciò allargare la maggioranza con i socialisti che spingono per un'apertura a sinistra al gruppo dei verdi (52 seggi) con l'obiettivo di escludere l'Ecr. L'altra ipotesi è il coinvolgimento dell'Ecr con i suoi 77 europarlamentari, si tratta in ogni caso di una partita successiva, la strada è ancora lunga.

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