"Vittoria del popolo". La Georgia allontana i tentacoli dello Zar. Tensione in Moldova

Il governo di Tbilisi ritira la legge "filorussa" dopo le proteste di piazza. In Transnistria si urla al "golpe ucraino sventato". È un bluff

"Vittoria del popolo". La Georgia allontana i tentacoli dello Zar. Tensione in Moldova

I tentacoli di Putin si allungano sulla Georgia, che si starebbe allontanando dall'Ue per fare un passo nella direzione dello zar di Mosca. Ragione del contendere il disegno di legge, ieri provvisoriamente revocato, che prevede l'introduzione di un registro delle organizzazioni considerate come «agenti di influenza straniera». Si tratta di una formula controversa utilizzata da Russia e Bielorussia per colpire, con accuse di spionaggio, opposizioni interne, ong, media e società civile non allineati con il Cremlino. La ventilata approvazione aveva scatenato due notti di scontri a Tbilisi, dove migliaia di manifestanti chiedevano la revoca del decreto, radunandosi davanti al Parlamento.

Secondo il bilancio fornito dal ministero dell'Interno, la polizia ha fermato 133 persone (tutte tranne una rilasciate nella serata di ieri), mentre decine di agenti e civili sono rimasti feriti. La revoca del provvedimento è stata appresa con soddisfazione dall'alto rappresentante per la politica estera Ue Josep Borrell: «I georgiani sono scesi in piazza per esprimere la loro aspirazione alla democrazia e ai valori europei. L'annuncio del ritiro del progetto di legge è un buon segno, ma ora devono seguire passi legali concreti». Nonostante la decisione dell'Assemblea di accantonare per il momento la polemica norma, il partito di opposizione «Girchi» (di ispirazione liberale e pro Ue) ha organizzato ieri alle 19 locali un nuovo raduno di protesta in piazza Rustaveli, al quale hanno preso parte anche organizzazioni civili e studenti universitari. I manifestanti chiedono anche le dimissioni dell'esecutivo ed elezioni anticipate. I leader di questa formazione politica, assieme a parecchi analisti occidentali, sono convinti che Irakli Kobakhidze, premier e presidente del partito al potere «Sogno Georgiano», stia portando avanti una politica di distensione con la Russia su impulso dell'ex primo ministro Bidzina Ivanishvili, eminenza grigia di «Sogno Georgiano», e amico di Putin. Non è un mistero che Ivanishvili, i cui beni rappresentano il 20% dell'intera produzione economica della Georgia, abbia guadagnato miliardi in Russia prima di diventare premier a Tbilisi. Va anche ricordato che da quando è cominciata la guerra in Ucraina, decine di migliaia di russi si sono trasferiti in Georgia. Con il loro arrivo è aumentato in maniera esponenziale il numero di aziende russe sul territorio. Dietro questo flusso si potrebbe nascondere la lunga mano del Cremlino, che già controlla i territori dell'Abkhazia e dell'Ossezia del Sud, fin dai tempi della guerra del 2008. «I migranti russi potrebbero essere spie inviate nel Paese per preparare la strada a un'eventuale intervento militare di Mosca», dice Iago Khvichia, leader di «Girchi». Per tutta risposta Putin, attraverso il suo portavoce Peskov, fa sapere di non voler ispirare alcun tipo di ribaltamento politico in Georgia, «ma desideriamo tranquillità lungo i nostri confini».

Mentre si cerca di capire fino a che punto il Cremlino si possa spingere a influenzare le politiche georgiane, riaffiorano momenti di instabilità in Transnistria, l'entità separatista filorussa in Moldavia. Secondo l'agenzia di Mosca Ria Novosti, ieri sarebbe stato sventato un attacco terroristico organizzato dai servizi segreti ucraini. Il piano prevedeva l'uccisione nel capoluogo Tiraspol del leader separatista Vadim Krasnoselsky e di altri dirigenti. Il responsabile degli Esteri della Transnistria, Vitaly Ignatyev, ha affermato di avere «prove tangibili», e di aver «fermato gli attentatori, che hanno confessato». La repubblica separatista si trova a ovest di Odessa, e potrebbe essere un fronte alternativo per attaccare la città portuale e aprire un quarto fronte nella guerra in Ucraina.

Anche in questo caso Mosca respinge al mittente accuse di un'escalation militare e accusa Kiev, per voce del comandante in capo Gerasimov, di voler invadere il territorio per mettere le mani sull'arsenale bellico che i russi hanno allestito a Dubasari, ad appena 38 km dal confine con l'Ucraina.

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