Il rock progressive degli Yes ha ancora qualcosa da dire (anzi da cantare)

Arriverà in Italia a novembre (per tre date) la band britannica capitana da Steve Howe e Chris Squire. Fondata nel 1968, la band ha superato tutte le mode passeggere puntando sulla qualità del suo estro «sinfonico»

A volte ritornano. Soprattutto se non sono mode passeggere. E nel caso della band degli Yes, capitanata da Steve Howe e Chris Squire, si chiama virtuosismo l'antidoto alla caducità. Formazione inglese nata più di quarant'anni fa (1968) dall'incontro di due personalità esuberanti, ancorché acerbe, come lo stesso Squire e il cantante Jon Anderson, gli Yes porteranno in Italia a novembre tre date del loro ultimo tour internazionale. Il 2 novembre la band di Steve Howe sarà a Vicenza, al teatro Comunale, il 4 novembre a Roma, al teatro Tendastrisce e il 6 novembre a Milano, al teatro Arcimboldi. Dopo sei fantastiche date a novembre in Inghilterra fra Birmingham e Bristol, arriveranno quindi in Italia sull'onda del nome diventato sinonimo di qualità sin dagli esordi. La formazione che si esibirà in questa tournèe comprende, oltre ai già citati Stewe Howe (chitarra) e Chris Squire (basso), anche Alan White alla batteria e i nuovi acquisti Oliver Wakeman alle tastiere e Benoit David alla voce.
Quarant'anni di carriera e non sentirli per niente. Gli Yes ridefinirono i confini del rock quando nel 1968 Chris Squire e Jon Anderson misero assieme i loro interessi comuni nelle armonie vocali e nelle strutture classiche delle canzoni. Con il batterista Bill Bruford, il chitarrista Peter Banks e il tastierista Tony Kaye, presero il nome di Yes e divennero presto band residente al celeberrimo (e molto à la page) The Marquee Club di Londra, dividendo le serate con artisti del calibro di Jimi Hendrix e Pink Floyd. Nel Luglio del 1969 pubblicarono l'omonino album d'esordio «Yes».
Il chitarrista Steve Howe diede tutto il suo imprinting sperimentale al sound degli Yes da quando, nel 1970, lasciò altri gruppi progressive molto popolari come gli Asia per dedicarsi anima e corpo al progetto e pubblicare l'anno successivo «The Yes album».

Se il meglio lo hanno dato nel 1972 con l'album prettamente «sinfonico» intitolato «Close to the edge», Howe e compagni sono stati molto popolari anche negli anni Ottanta con dischi come «90125», il cui singolo («Owner of a lonely heart») è arrivato al primo posto anche nella classifica americana.

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