Monitoraggio del cervello: arrivano i nanotubi in carbonio

Una ricerca tutta italiana quella pubblicata sulla rivista scientifica The European Physical Journal Plus che vede l'immissione di nanotubi in carbonio all'interno del cervello per poterlo monitorare

Monitoraggio del cervello: arrivano i nanotubi in carbonio

Impiantare nel cervello dei nanotubi in carbonio per far sì che si riescano a carpire tutti gli impulsi nervosi e diagnosticare così patologie neurologiche, questo l'obiettivo di un gruppo di ricercatori italiani

Irccs Neuromed di Pozzilli, il Centro Ricerche Enea di Casaccia, l'Università di Tor Vergata e il Centro Enrico Fermi di Roma stanno collaborando per un unico obiettivo: riuscire a diagnosticare patologie neurologiche attraverso gli impulsi nervosi che l'organo restituisce. La loro ricerca è comparsa sulla prestigiosa rivista scientifica The European Physical Journal Plus. Il carbonio, che è stato studiato negli ultimi anni, ha dimostrato di avere interessanti proprietà elettriche sfruttabili per carpire gli impulsi elettrici cerebrali. Oltretutto è un materiale altamente biocompatibile che non produce effetti negativi sul corpo umano. Gli esperimenti sono iniziati con gli animali e hanno dato fin da subito effetti positivi. Una griglia di sensori sulla quale sono depositate piste di nanotubi in carbonio fa sì che riesca a registrare e a monitorare le patologie neurologiche, soprattutto nelle applicazioni di brain computer interface (Bci).

Luigi Pavone, dell'Unità di bioingegneria del Neuromed, principale fautore di questo studio insieme a tantissime altre personalità del settore accademico italiano, ha dichiarato:"Questa griglia di elettrodi presenta diversi vantaggi rispetto alle griglie convenzionali già in uso, che generalmente sono costituite da silicone ed elettrodi in metallo. Innanzitutto gli elettrodi che abbiamo sviluppato mantengono nel corso del tempo la loro funzionalità elettrica, contrariamente a quelli comunemente utilizzati, che quando vengono impiegati per registrazioni in cronico vanno incontro con il tempo a ossidazione, perdendo funzionalità. Inoltre le griglie di elettrodi attualmente in uso, ad esempio nel monitoraggio dell’epilessia, non sono sufficientemente flessibili ed elastiche, e questo costituisce una limitazione importante perché non consente agli elettrodi di adattarsi alla conformazione della superficie del cervello, rendendo impossibile registrare in particolari regioni della corteccia cerebrale".

Dopo la dimostrazione che gli impulsi elettrici del cervello rimangono inalterati nel tempo lo

studio si sta concentrando sulla compatibilità con l'organismo del dispositivo. L'obiettivo è quello di impiantare questo dispositivo all'interno del cervello del paziente senza che ci sia alcun tipo di effetto collaterale.

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